NO NON HAI VINTO CON LORO, CON LORO PROPRIO NO

preambolo di Beppi Banfi

Questa mattina, una mamma di bambini che "frequentano" questa nostra strana scuola italiana in questo momento di confusione totale, ha scritto questa bellissima immagine di quello che ogni ragazzo, dalle scuole medie alle superiori, sta vivendo coinvolgendo le rispettive famiglie.
Alla mia amica Francesca Punzo, grazie per avermi regalato questo squarcio di vita famigliare in questo maledetto periodo di Covid:
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di Francesca Punzo


"Stanno ogni mattina davanti ad un monitor.
Computer, palmare, telefonino.
Non sono tutti uguali.
Dipende da quanti figli ci sono in una famiglia e dai mezzi economici di cui si dispone.
Ma per loro non cambia molto.
Si collegano e rispondono all’appello.
Presente, presente, presente...
Vocine impastate dal sonno, quaderni, libri e penne sparsi sul tavolino.
Spesso indossano un maglioncino sul pantalone del pigiama, pettinano appena i capelli e cominciano le lezioni.

A volte perdono la connessione, altre volte non riescono a sentire oppure sentono ma non vedono...
E salutano gli insegnanti con la consueta forma “Biongiorno prof”
L’anno scolastico scorre, i programmi vanno avanti, le verifiche e le interrogazioni vengono fatte.
Ma manca l’anima a questa scuola.
Manca il vociare, la condivisione, quell’inconfondibile odore di bambini o adolescenti, quel misto di gessetto per la lavagna, panino al prosciutto.

E i giorni sul diario scorrono.
Ma anche i diari sono tristi senza gli scarabocchi dei compagni.
Come la ricreazione sul divano, noiosa come quel panino senza sapore.
O l’ultima ora, che senza campanella non ha senso.
Non ha senso senza lo zaino da riempire alla rinfusa, senza il corridoio da percorrere alla velocità della luce, senza la felicità di incrociare lo sguardo della mamma che ti aspetta fuori scuola..
E i giorni scorrono, nel diario e nel calendario.
E con loro anche le gite di fine anno, tutti insieme sul pullman a far casino, cantando l’ultima canzoncina imparata.
Quelle gite che scappano via, insieme alle pagine del diario e ai fogli del calendario.
E che non torneranno mai più.
Mai più accidenti! Perdute per sempre.
Come quelle emozioni che dovrebbero accompagnarti per tutta la vita.


E l’ansia dei genitori, e le loro coccole mentre studiano per L’ interrogazione del giorno dopo.
Maledetto virus quanto gli hai rubato!
Ma non hai vinto con loro.
No, con loro proprio no!
Stanno lì, davanti a quei monitor, non escono, non vanno più in palestra, niente merende a casa degli amici, niente feste a tema, niente,
Niente di tutto questo.
Ma accettano tutto con una maturità straordinaria.
Eroi del loro tempo, di questo tempo sospeso.

Ma tu con loro non hai vinto!
Loro hanno la vita davanti.
E se la sapranno vivere, mangiare, bere, accarezzare, amare.
Perché grazie a te hanno capito quanto nulla sia scontato.
E torneranno a correre e a colorare le strade e le piazze.
Quando tu, maledetto virus, sarai solo un brutto ricordo.

E loro, i nostri giovani, i nostri piccoli eroi, saranno il futuro di questa terra."

nella foto Francesca Punzo e il suo piccolo eroe

NdD " E' un quadro da appendere al muro, molto bello" Grazie Francesca lo rileggerò spesso

 

paura

di riccardo sepe visconti

Dovunque mi giro scorgo PAURA, con chiunque parlo ascolto disorientamento, su tutti prevale la RABBIA.
Non sapere, non capire ci rende frustrati: non siamo abituati ad obbedire senza comprendere il senso di un ordine.
Siamo terrorizzati all'idea di perdere ciò che ci appartiene: gli affetti, il lavoro, le abitudini, le aspirazioni, ciò che abbiamo costruito attraverso sacrifici. Tutto diventa precario e fragilissimo.
E la perdita di serenità produce irragionevolezza: il una parola stiamo diventando (o, forse, già lo siamo diventati) tutti PERICOLOSI.
È indispensabile un patto di più trasparente informazione tra cittadini e Istituzioni: non è più possibile tenere all'oscuro di ciò che le riguarda l'intera popolazione.
Ospedali, scuola, trasporti, vaccini, cure, tamponi, lavoro, sussidi: tutti temi dei quali abbiamo il diritto - e la necessità! - di conoscere molto meglio di quanto non sia avvenuto fino ad oggi.


 

LA MIA SANT'ANNA CHE NON CI SARA'

di Geppino Cuomo

La mia sant'anna sarà probabilmente uguale a quella di tanti Ischiapontesi che sono cresciuti all'ombra dei grandi costruttori di barche di una volta, Anni cinquanta e poi sessanta, mitici per la festa di Sant'Anna di un ragazzino che viveva nel Borgo. Vincenzo Funiciello, Mario Mazzella, Antonio 'U Turze, Domingo e poi Nerone, ma altri pur non essendo del Borgo partecipavano. C'era chi la prendeva maledettamente sul serio e chi in maniera canzonatoria. Mitica la banda di Brancaleone alle crociate di Jelasi o la stravagande Ischia 2000 e maschere. Ma la Sant'Anna viveva di luce propria. All'epoca se facevamo i bravi, mamma ci andava a raccomandare dal professore ( Funiciello) per farci stare nell'entourage a portare il secchiello della colla, andare a prendere una bottiglia d'acqua alla fontana. per noi bambini era sentirsi nel progetto. Poi venne il periodo di Franco Postiglione dell'EVI e di Aldo Dell'Isola. Con loro passavamo ore ed ore a mare per mettere le boe per il percorso a mare delle barche. Il trionfo di Galatea di Funiciello, La Fontana di Mario Mazzella, con una ragazza tedesca tutta nuda ma col corpo dipinto tanto che nessuno se ne accorse, Pietre miliari nelle sfilate di Sant'Anna, cosi come le imprevedibilità di Nerone, esplosioni di fuochi da applausi a scena aperta. E poi l'epoca moderna. In acqua capolavori assoluti. E infine l'adozione del Palio, sogno mai realizzato di Franco Postiglione. La Sant'anna si trasformo in evento favoloso. Da Bellissima festa rionale a festa isolana, per diventare festa del Golfo ospitando anche Procida e Capri con Anacapri e addirittura a manifestazione prima regionale e poi a livello nazionale ed internazionale. Grazie a Luigi Telese, sindaco che non guardava alle correnti politiche o al voto avuto o non avuto ma mirava a trasformare l'evento. Vi riuscì e gemellò la manifestazione con la Val di Sole, andando fin lassù a pubblicizzarla. Ma  il clou si ebbe col sindaco Brandi. Al comitato organizzatore si avvicinò anche Davide Conte, che navigava ben fuori dalle acque territoriali. Grazie a lui che più che all'organizzazione dell'evento mirava a dargli spessore, si riuscì ad avere una lotteria nazionale. Che soddisfazione vedere il primo, secondo e terzo premio venduti a Brescia, Perugia e Palermo, ovvero lungo tutto lo stivale. Poi, beh poi forse sarebbe il caso di finirla qui per quel che è la mia Sant'anna. Sarà anche una questione di punti di vista diversi, ma sono sempre convinto che queste ultime Sant'Anna, non sono state all'altezza della risonanza precedente. Purtroppo secondo il mio modo di vedere sono state distrutte delle certezze e sommate incognite alle cose da correggere che invece sono diventate basilari. Non c'è bisogno alla Sant'Anna di aggiungere cultura, la Sant'Anna è tradizione da assecondare rinverdendola negli anni. ma il Castello ed il suo incendio non si tocca. la musica indovinatisisma e che è ancora da brividi non si tocca. La sfilata delle barche ... e che ne parlamme affà ed i fuochi. I fuochi di Sant'Anna famosi dappertutto. vanno sparati nella baia, altrimenti non sono i fuochi di Sant'Anna. Alla loro bellezza non può essere tolta l'atmosfera delle barche ferme li proprio per assistere  ai fuochi. Sparati altrove, saranno belli, ma non saranno mai i fuochi di Sant'Anna. E poi, spettacolo canoro durante la manifestazione o personaggi celebri da presentare durante le sfilate delle barche? non bestemmiamo per favore. Sarà innovativo, ma non sono cose da Sant'Anna.

eravamo quattro amici al bar 10 kuglio 2929

ERAVAMO QUATTRO AMICI AL BAR...

 

Era un giovedì di quest’anno bisestile, un giovedì dei 53 disponibili quest’anno, per la precisione il ventottesimo dall’inizio dell’anno, di quest’anno bisestile che nulla prometteva di buono e nulla ha promesso, se abbiamo iniziato con una pandemia.

Eravamo quattro amici al Bar, in quel Bar elegante di fronte alla Galleria dell’indimenticato Maestro Mario Mazzella e non eravamo li per cambiare il mondo e nemmeno per parlare di anarchia e di libertà come dice Gino Paoli nella sua famosa canzone, ma eravamo li per tirare fuori i nostri perché e proporre i nostri sarà, eravamo li perché siamo amici e perché tutti e quattro amiamo la nostra Isola e davanti a quattro ottimi caffè non abbiamo tirato fuori i nostri perché e i cosa farò, ma abbiamo tirato fuori i nostri perché e i nostri però.

Chi non conosce Lello Postglione, Geppino Cuomo, Michelangelo Messina e il sottoscritto, e chi non sa dell’amore di ciascuno di noi per la nostra Ischia.

Lello Postiglione, lo definirei: “Figlio d’arte”, figlio dell’indimenticato Franco, Giornalista e Dirigente di spicco dell’ex EVI, Ente Valorizzazione Ischia nel periodo d’oro di questo Ente, cancellato dall’intellighentia di sinistra solo perché era stato costituito con una legge fascista, Lello ha continuato nella scia del padre e ha dato una immensa mano all’Isola d’Ischia come dirigente della Regione Campania.

Geppino Cuomo, da sempre giornalista, la leggenda vuole che quando è nato prendeva sonno volentieri avvolto nelle pagine di un quotidiano, molto probabilmente anche sportivo. Grande contributo giornalistico anche con Radio Ischia e senza dubbio di smentite, il primo cronista ad intervenire dal campo al lato delle panchine per raccogliere gli umori degli allenatori e dei giocatori per trasferirli alla radiocronaca di Ciriaco Rossetti. Negli ultimi tempi Geppino, con i suoi articoli, si è dedicato di più al sociale nell’interesse della nostra Isola.

Michelangelo Messina, forse il più giovane dei quattro, da sempre ha creduto nelle bellezze della nostra Isola, tanto da fargli inventare un premio che, ormai , definirlo famoso risulterebbe pleonastico. Ischia Film Festival, appena terminato, grazie alla sua caparbietà e all’appoggio della moglie Enny, è andato in scena anche quest’anno. Come detto un anno bisestile che nulla prometteva di buono e nulla ha promesso, ma nonostante tutto Michelangelo lo ha portato in porto e ha fatto crescere di un anno la sua creatura.

Di me non parlo, potrei sembrare presuntuoso, che non sarebbe comunque un’offesa, poiché presumo che con la mia famiglia, qualcosa a questa nostra Terra lo abbiamo data, il Basket, la legalizzazione dei Radioamatori dei 27 megaertz, la banda cittadina, il Basket Internazionale, inventando con l’indimenticabile Sergio Leone, l’allora Direttore dell’Hotel Excelsior, il “Torneo Internazionale di Basket Isola di Ischia”,  per finire con Radio Ischia ideata e realizzata con mio fratello Angelo. Non trascurerei nemmeno l’amplificazione e lo speakeraggio al V. Rispoli e allo Stadio E. Mazzella dalla fine degli anni sessanta fino all’altro ieri. Ah dimenticavo, tutto a gratis.

Ma ritorniamo a questi quattro amici al Bar, tra il sorseggiare di un caffè decaffeinato, due freddi e uno… normale, ci siamo ritrovati a parlare della nostra Ischia.

Ne abbiamo dette di cose, Abbiamo parlato di traffico al centro che noi definiamo erroneamente “storico” di Ischia Ponte.

Perché erroneamente? Perché, tranne qualche rarità in mezzo a negozi, che era meglio chiamarli botteghe, ce ne sono diversi arredati in alluminio anodizzato, auto in sosta, traffico nevrotico e confusionario, cattiva gestione dei cestini dell’immondizia, circolazione degli autocompattatori della N.U. in piena mattinata ed altre stravaganze per nulla pittoresche.

Ci siamo chiesti che cosa si farà la sera del 26 luglio per ricordare la Festa di sant’Anna.

Noi riteniamo che bisognerebbe mantenerla in vita organizzando, sparso su tutto il territorio per non creare assembramenti, una mostra storica della Festa, con foto del passato e la ricostruzione in scala delle barche vincitrici degli ultimi anni con la diffusione nella baia del Castello Aragonese di canzoni e musiche rigorosamente classiche del repertorio napoletano.

Questo, almeno per mantenere in vita il ricordo di una delle feste più belle e forse unica in Italia, che scellerate scelte hanno contribuito a farla morire e che ora approfittando della pandemia vorrebbero affossarla per poi, chissà, con altrettanta scelleratezza riesumarla.

Nella canzone di Gino Paoli, i quattro amici diventano uno per poi affiancare altri amici più giovani e ascoltare le loro idee e confortarli e spronarli a mettere in pratica i loro progetti che riguardano la nostra Isola.

Speriamo, intanto, che se ci vedete seduti al  Bar Ideal, possiate accomodarvi, a noi non fa specie se invece di quattro, diventiamo dieci, venti amici al bar, non ci sarà la metrica della canzone, ma sarà bello lo stesso. 

beppi

nella foto Beppi Banfi

  • ---marino

    Ora ci stanno i commercianti che chiedono il lockdown subito per salvare il Natale...avranno visto e sentito quello che hanno fatto all'estero. Però in mezza Campania (e non solo) ci sono quelli che continuano a protestare per tenere aperto anche con i casi che si moltiplicano, tanto è colpa sempre della categoria diversa da quella a cui si appartiene. Una dimostrazione evidente di come sia la Politica a doversi prendere la responsabilità di assumere decisioni anche dure e impopolari per contemperare le esigenze e le istanze diverse nell'interesse generale. E questo vale in ogni epoca e in ogni momento. A prescindere dagli imbecilli starnazzanti e da chi li fomenta per la propria poltrona...

  • giusto

    Ho guardato attentamente la sua faccia e le sue mani durante la diretta.
    Non sono uno psicologo o un medico che può dare una diagnosi sul comportamento di questo bulletto, ma ho visto veramente tanta rabbia non solo nelle smorfie del viso ma anche anche dalle parole pronunciate e come esse sono state pronunciate.
    È inaccettabile che nel 2020 un personaggio del genere sia al governo di un territorio.
    Ma in epoca nazista cosa avrebbe fatto ??? Di sicuro sarebbe stato al fianco di Hitler
    Non si può lasciarlo dire ciò che vuole a ruota libera, è offensivo per tutti, uomini e donne

  • goffredo

    Mi hanno detto di essere puerile, irresponsabile, negazionista, complottista. Ma amici miei, io non ho alcun timore nel dirvi che c'è qualcosa che non va nella narrativa che si sta portando avanti. Non c'è un riscontro effettivo nella realtà che ci circonda. Non vi dico di avere ragione, ma vi chiedo di non fidarvi. E non abbiate paura di avere dubbi. Definire con etichette spicciole ed offensive chi nutre riserve critiche in un fenomeno che ha la stragrande maggioranza di casi privi di qualsiasi sintomo, descritto e gestito come una apocalisse mondiale, è da idioti. Abbiamo il sacrosanto diritto di dubitare!

  • benedetto valentino

    Un colonnello dell’aereonautica mi confidò che quando scoppiò la guerra del golfo, i vertici militari prima di sferrare l’attacco aereo contro Bagdad chiamarono Roma per il via libera. Non rispose nessuno: nè il presidente del consiglio, nè il ministro della difesa perché nessuno voleva assumersi la responsabilità personale di aver ordinato effettivamente l’attacco. Alla fine i bombardieri partirono lo stesso per ordine del generale della Nato ma da Roma non rispose mai nessuno.
    In questa doppia guerra contro l’emergenza sanitaria e la crisi economica oltre al lockdown si deve fare per forza un’altra cosa dolorosissima : mettere le mani sui risparmi degli italiani più ricchi perché i soldi non possono essere sempre presi a debito. Chi a Roma si prenderà personalmente questa responsabilità poiitica ?

  • salvi monti

    Il Poli è una piccola fucina di idee e quella delle Favole al telefono è bella davvero: in questi tempi strani che viviamo raccontare una favola ad un bambino è come rimboccargli le coperte la sera, li aiuta a sentirsi più coccolati e meno soli.
    Quasi quasi la prenoto pure io una favola al telefono, con lieto fine però !

  • anna copps

    Abbiamo iniziato a ironizzare con foto e link l'ultimo DPMC, e lo abbiamo fatto per smussare questo momento che di ironico ha ben poco. Cosa certa e' che ci sentiamo presi in giro per le incongruenze che sono evidenti. Le fasce orarie, i colori, le stesse restrizioni che non porteranno a diminuire la curva di contagi. Sembra un film gia' visto, siamo ritornati indietro di qualche mese ove il tutto ebbe inizio con la medesima modalita', le stesse restrizioni o quasi, prima di arrivare alla chiusura totale. La cosa che mi preoccupa di piu',e questo e' e rimane un mio pensiero, e' che cosi' facendo si va a incrinare un altra annata. E se cio' accadesse, chiamarla catrastrofe sarebbe cosa blanda. Visto che ci ritroviamo nuovamente in ginocchio non ci resta che pregare!

  • provfa di analfabetismo G.M.

    Gli anziani al governo. Prova di memoria e buon senso. Come una volta c'era la "prova di alfabetismo" prima di assumere una carica elettiva. L'ho fatta nel 1975 per consigliere comunale eletto. Errore cancellarla. Bisognava "adeguarla" :conoscenza del diritto pubblico e di una lingua straniera europea. Conoscere le "bon ton". In una pandemia sarebbero state necessarie. G. M.

  • I