LE REGOLE DEL CALCIO DA STRADA DEI BAMBINI

Regole del calcio d'infanzia .
1.- Il ciccione era sempre il portiere
2.- La partita finiva quando tutti erano stanchi
3.- Anche se il punteggio era 20-0 chi segnava per ultimo vinceva.
4.- Nessun arbitro.
5.- Dare fallo solo se era molto chiaro o qualcuno iniziava a piangere.
6.- Non esisteva fuorigioco
7.- Se il padrone del pallone si arrabbiava, la partita finiva.
8.- I 2 migliori giocatori non potevano essere nella stessa squadra e lo sapevano anche loro.
9.- Se venivi scelto per ultimo era una grande umiliazione significava che non ti voleva nessuno.
10.- giocavi anche 2-3 ore di fila.
11.- La partita si interrompeva quando passava un anziano
12.- I giocatori del quartiere più vicino erano nemici per sempre.
13.- Coloro che non avevano idea del calcio rimanevano riserve o al massimo difensori.
14.- Quando i grandi giocavano, dovevi lasciare il campo senza protestare.
15.-C’era sempre un vicino che non ti lasciava giocare e ti minacciava di prendere la palla e di bucarla.
16.- Se si scommetteva qualcosa, il gioco era molto serio come se fosse una finale.
17.- Le porte erano due rocce o due giacche, ma ci stava sempre una squadra con la porta più piccola.
18.- Quando il portiere veniva spinto il gol non era valido.
19.- Le regole si stabilivano prima di cominciare la partita.
20.- Se era rigore, toglievi il ciccione e parava il migliore.

valigia

Un uomo morì.
A un certo punto vide avvicinarsi Dio, portando con sé una valigia.
E dio disse: – Figlio, è ora di andare.
L’uomo stupito domandò: – Di già? Così presto? Avevo tanti piani.
– Mi dispiace ma è giunta la tua partenza.
– Cosa porti nella valigia? domandò l’uomo.
E Dio gli risposte: – Ciò che ti appartiene.
-Quello che mi appartiene? Porti le mie cose, i miei vestiti, i miei soldi?
Dio Rispose: -Quelle cose non ti sono mai appartenute, erano del mondo.
-Porti i miei ricordi?
– Quelli non ti sono mai appartenuti, erano del tempo.
-Porti i miei talenti?
-Quelli non ti sono mai appartenuti, erano delle circostanze.
-Porti i miei amici, i miei familiari?
-Mi dispiace, loro mai ti sono appartenuti, erano del cammino.
-Porti mia moglie e i miei figli?
-Loro non ti sono mai appartenuti, erano del cuore.
-Porti il mio corpo?
-Mai ti è appartenuto, il corpo era della polvere.
-Allora porti la mia anima?
-No, l’anima è mia.
Allora l’uomo pieno di paura scaraventò via la valigia che Dio portava con sé e aprendosi vide che era vuota.
Con una lacrima che scendeva dagli occhi, l’uomo disse: -Non ho mai avuto niente?
-Così è, ogni momento che hai vissuto è stato solo tuo. La vita è un solo momento.
Un momento solo tuo. Per questo mentre hai il tempo sfruttalo nella sua totalità.
Che nulla di quello che ti è appartenuto possa trattenerti. Vivi ora, vivi la tua vita
e non dimenticare di essere felice, è l’unica cosa che vale davvero la pena.
Le cose materiali e tutto il resto per cui hai lottato restano qui.
Apprezza chi ti apprezza, non perdere tempo con coloro che non hanno tempo per te.

eravamo quattro amici al bar 10 kuglio 2929

ERAVAMO QUATTRO AMICI AL BAR...

 

Era un giovedì di quest’anno bisestile, un giovedì dei 53 disponibili quest’anno, per la precisione il ventottesimo dall’inizio dell’anno, di quest’anno bisestile che nulla prometteva di buono e nulla ha promesso, se abbiamo iniziato con una pandemia.

Eravamo quattro amici al Bar, in quel Bar elegante di fronte alla Galleria dell’indimenticato Maestro Mario Mazzella e non eravamo li per cambiare il mondo e nemmeno per parlare di anarchia e di libertà come dice Gino Paoli nella sua famosa canzone, ma eravamo li per tirare fuori i nostri perché e proporre i nostri sarà, eravamo li perché siamo amici e perché tutti e quattro amiamo la nostra Isola e davanti a quattro ottimi caffè non abbiamo tirato fuori i nostri perché e i cosa farò, ma abbiamo tirato fuori i nostri perché e i nostri però.

Chi non conosce Lello Postglione, Geppino Cuomo, Michelangelo Messina e il sottoscritto, e chi non sa dell’amore di ciascuno di noi per la nostra Ischia.

Lello Postiglione, lo definirei: “Figlio d’arte”, figlio dell’indimenticato Franco, Giornalista e Dirigente di spicco dell’ex EVI, Ente Valorizzazione Ischia nel periodo d’oro di questo Ente, cancellato dall’intellighentia di sinistra solo perché era stato costituito con una legge fascista, Lello ha continuato nella scia del padre e ha dato una immensa mano all’Isola d’Ischia come dirigente della Regione Campania.

Geppino Cuomo, da sempre giornalista, la leggenda vuole che quando è nato prendeva sonno volentieri avvolto nelle pagine di un quotidiano, molto probabilmente anche sportivo. Grande contributo giornalistico anche con Radio Ischia e senza dubbio di smentite, il primo cronista ad intervenire dal campo al lato delle panchine per raccogliere gli umori degli allenatori e dei giocatori per trasferirli alla radiocronaca di Ciriaco Rossetti. Negli ultimi tempi Geppino, con i suoi articoli, si è dedicato di più al sociale nell’interesse della nostra Isola.

Michelangelo Messina, forse il più giovane dei quattro, da sempre ha creduto nelle bellezze della nostra Isola, tanto da fargli inventare un premio che, ormai , definirlo famoso risulterebbe pleonastico. Ischia Film Festival, appena terminato, grazie alla sua caparbietà e all’appoggio della moglie Enny, è andato in scena anche quest’anno. Come detto un anno bisestile che nulla prometteva di buono e nulla ha promesso, ma nonostante tutto Michelangelo lo ha portato in porto e ha fatto crescere di un anno la sua creatura.

Di me non parlo, potrei sembrare presuntuoso, che non sarebbe comunque un’offesa, poiché presumo che con la mia famiglia, qualcosa a questa nostra Terra lo abbiamo data, il Basket, la legalizzazione dei Radioamatori dei 27 megaertz, la banda cittadina, il Basket Internazionale, inventando con l’indimenticabile Sergio Leone, l’allora Direttore dell’Hotel Excelsior, il “Torneo Internazionale di Basket Isola di Ischia”,  per finire con Radio Ischia ideata e realizzata con mio fratello Angelo. Non trascurerei nemmeno l’amplificazione e lo speakeraggio al V. Rispoli e allo Stadio E. Mazzella dalla fine degli anni sessanta fino all’altro ieri. Ah dimenticavo, tutto a gratis.

Ma ritorniamo a questi quattro amici al Bar, tra il sorseggiare di un caffè decaffeinato, due freddi e uno… normale, ci siamo ritrovati a parlare della nostra Ischia.

Ne abbiamo dette di cose, Abbiamo parlato di traffico al centro che noi definiamo erroneamente “storico” di Ischia Ponte.

Perché erroneamente? Perché, tranne qualche rarità in mezzo a negozi, che era meglio chiamarli botteghe, ce ne sono diversi arredati in alluminio anodizzato, auto in sosta, traffico nevrotico e confusionario, cattiva gestione dei cestini dell’immondizia, circolazione degli autocompattatori della N.U. in piena mattinata ed altre stravaganze per nulla pittoresche.

Ci siamo chiesti che cosa si farà la sera del 26 luglio per ricordare la Festa di sant’Anna.

Noi riteniamo che bisognerebbe mantenerla in vita organizzando, sparso su tutto il territorio per non creare assembramenti, una mostra storica della Festa, con foto del passato e la ricostruzione in scala delle barche vincitrici degli ultimi anni con la diffusione nella baia del Castello Aragonese di canzoni e musiche rigorosamente classiche del repertorio napoletano.

Questo, almeno per mantenere in vita il ricordo di una delle feste più belle e forse unica in Italia, che scellerate scelte hanno contribuito a farla morire e che ora approfittando della pandemia vorrebbero affossarla per poi, chissà, con altrettanta scelleratezza riesumarla.

Nella canzone di Gino Paoli, i quattro amici diventano uno per poi affiancare altri amici più giovani e ascoltare le loro idee e confortarli e spronarli a mettere in pratica i loro progetti che riguardano la nostra Isola.

Speriamo, intanto, che se ci vedete seduti al  Bar Ideal, possiate accomodarvi, a noi non fa specie se invece di quattro, diventiamo dieci, venti amici al bar, non ci sarà la metrica della canzone, ma sarà bello lo stesso. 

beppi

nella foto Beppi Banfi