ZI CARMENIELLO

di Luca Mazzella

Quando all' alba la nebbia che dal mare come ''ultimo di quegli antichi incursori'''avvolge il nostro borgo scaccia via tutti i soliti e quotidiani rumori della modernità qualche rara sagoma s'intravede verso ''a Colleggiata'', la Chiesa Spirito Santo ove in questi giorni si celebra e si ricorda il nostro Santo concittadino San Giovan Giuseppe della Croce ed è proprio quest'atmosfera che mi ricorda un ''fattariello'' noto agli anziani...zi' Carmeniello era un solitario e paziente pescatore, la sua scarna figura era asciugata dalla salsedine,amava il silenzio e la sua pipa , sovente posava per i ritratti pittorici di mio padre che adorava 'l'innata professionalità' del vecchio nel posare.Zi Carmeniello adorava il ponte che porta al Castello , negli anni 50 vi si mettevano ad asciugare le reti , non c'era bisogno di vigilarle tanto non passava nessuno...cosi' in una di quelle invernali mattine nebbiose il vecchio e la pipa si tenevano compagnia sui ''basoli lucidi di bruma'', l'attenzione del pescatore è destata dalla sagoma di un fraticello che puntando il dito verso il ''night club el Castillo de Aragona''messo su' in quel periodo chiede ingenuamente della musica nelle passate calde sere estive e delle tante persone provenienti ''da quel che fu l'antico corpo di guardia del castello''...il buon vecchio si gira per mirare il night ed apostrofare una spiegazione al fraticello ma nel rivoltarsi verso il suo interlocutore s'accorge che era sparito. Per i nostri cari anziani piace ricordare che il buon frate era il nostro Santo Patrono e che la sua ''semplicità francescana''lo aveva nostalgicamente spinto verso la sua riva natia anche solo per un lasso brevissimo ...un 'attimo... incontrando un suo buon paesano, un pescatore uno dei tanti che lui tanto aveva amato nella sua vita terrena.

PAPA FRANCESCO DICE

Al posto del digiuno di carne in Quaresima, Papa Francesco propone 15 semplici atti di carità che secondo me dovrebbero essere uno “stile di vita”
1.Bene. (sempre e ovunque)
2. Di '* grazie * (anche se "non dovresti").
3. Ricorda agli altri quanto li * ami. *
4. * Saluta con gioia * quelle persone che vedi ogni giorno.
5. Ascolta la * storia * dell'altro, senza pregiudizi, * con amore *.
6. Fermati per * aiutare *. Sii * attento a chi ha bisogno di te. *
7. * Rallegrare * qualcuno.
8. * Celebrate * le * qualità * o * i successi * di un altro.
9. * Seleziona * ciò che non usi e * regalalo * a chi ne ha bisogno.
10. * Aiuta quando necessario * per far riposare un altro.
11. * Correggi con amore, * non stare zitto per paura.
12. * Avere buoni dettagli * con chi ti è vicino. *
13. * Pulisci quello che usi a casa. *
14. * Aiuta gli altri a superare gli ostacoli *.
15. * Chiama i tuoi genitori *, se sei abbastanza fortunato da averli.
• * Digiuna dalle parole offensive * e trasmetti parole gentili
• * Digiuna dal malcontento * e riempiti di gratitudine
• * Digiuna dalla rabbia * e riempiti di mansuetudine e pazienza
• * Digiuna dal pessimismo * e riempiti di speranza e ottimismo
• * Digiuna dalle preoccupazioni * e riempiti di fiducia in Dio
• * Digiuna di lamentarti * e riempiti di cose semplici della vita
• * Digiuna dalle pressioni * e riempiti di preghiera
• * Digiuna dalla tristezza * e dall'amarezza e riempi il tuo cuore di gioia
• * Digiuna dall'egoismo * e riempiti di compassione per gli altri
• * Digiuna dalla mancanza di perdono * e riempiti di atteggiamenti di riconciliazione
• * Digiuna di parole * e riempiti di silenzio e ascolta gli altri

 

 

di marianna sasso

Un anno di paure...di ospedali...di mascherine..di solitudine...di abbracci negati..di bambini robotizzati...di adolescenti senza notte prima degli esami...di stadi vuoti..di anziani soli..di morti senza essere bagnati dal calore delle lacrime dei propri cari...di padri senza lavoro..di famiglie sempre più povere...di un Papa che prega in una piazza vuota...di amministratori sciacalli...di orrende pizze fatte in casa...di depressioni acute e tachicardie notturne...
Ma anche un anno di speranza..di eroi pronti a dare la vita..di insegnanti che si reinventano..di mamme che studiano con i figli..di preghiere innalzate da chi non crede per chi non si conosce...di palazzi che profumano di ragù’..di videochiamate amiche..di camomilla alla melatonina..di sindaci che piangono per la propria gente..di occhi che sorridono..di mani che aiutano..di reti d’amore..di rinnovata solidarietà..
Preferisco pensare che la pandemia ci ha dato l’opportunità di diventare persone migliori...non sprechiamola..

valigia

Un uomo morì.
A un certo punto vide avvicinarsi Dio, portando con sé una valigia.
E dio disse: – Figlio, è ora di andare.
L’uomo stupito domandò: – Di già? Così presto? Avevo tanti piani.
– Mi dispiace ma è giunta la tua partenza.
– Cosa porti nella valigia? domandò l’uomo.
E Dio gli risposte: – Ciò che ti appartiene.
-Quello che mi appartiene? Porti le mie cose, i miei vestiti, i miei soldi?
Dio Rispose: -Quelle cose non ti sono mai appartenute, erano del mondo.
-Porti i miei ricordi?
– Quelli non ti sono mai appartenuti, erano del tempo.
-Porti i miei talenti?
-Quelli non ti sono mai appartenuti, erano delle circostanze.
-Porti i miei amici, i miei familiari?
-Mi dispiace, loro mai ti sono appartenuti, erano del cammino.
-Porti mia moglie e i miei figli?
-Loro non ti sono mai appartenuti, erano del cuore.
-Porti il mio corpo?
-Mai ti è appartenuto, il corpo era della polvere.
-Allora porti la mia anima?
-No, l’anima è mia.
Allora l’uomo pieno di paura scaraventò via la valigia che Dio portava con sé e aprendosi vide che era vuota.
Con una lacrima che scendeva dagli occhi, l’uomo disse: -Non ho mai avuto niente?
-Così è, ogni momento che hai vissuto è stato solo tuo. La vita è un solo momento.
Un momento solo tuo. Per questo mentre hai il tempo sfruttalo nella sua totalità.
Che nulla di quello che ti è appartenuto possa trattenerti. Vivi ora, vivi la tua vita
e non dimenticare di essere felice, è l’unica cosa che vale davvero la pena.
Le cose materiali e tutto il resto per cui hai lottato restano qui.
Apprezza chi ti apprezza, non perdere tempo con coloro che non hanno tempo per te.

Titolo

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juve napoli giia persa

Qualcosa non quadra! intravediamo all'orizzonte qualcosa che non quadra e onestamente non ci piace. Sembra quasi di leggere un libro giallo con depistaggi a josa. la designazione di Orsato per Lazio-Napoli e Tagliavento al Var, non ci preoccupa per ora, ma ci preoccupa per il prossimo futuro. Ci spieghiamo, o meglio spieghiamo il nostro pensiero perverso, molto ma molto malizioso. Da abbinare anche al fatto stranissimo che nel processo al Coni, nè la juve, che comunque lo aveva già fatto nell'ultimo giudizio, nè la FIGC, si presentano. Questo agevolerebbe il compito del Napoli sicuramente, che corre.....il rischio di vincere il ricorso. Cosa significherebbe questo? Significherebbe ripetizione della gara con la juve e restituzione del punto di penalizzazione. Ed eccoci a cosa abbiamo pensato noi, malpensanti per natura. la gara con la Juve si ripeterà, ma il Napoli la perderà, cosi è stato promessso , crediamo ad Agnelli, che se ne sta buono buono. In quella gara, la Juve schiererà i migliori, vale a dire Orsato, Tagliavento e gli altri ed il Napoli perderà la gara sicuramente. ma per fare accettare in maniera indolore quell'arbitraggio, cosa fanno? mandano Orsato e Tagliavento a dirigere lazio-Napoli. Con la lazio nessuno andrà contro il napoli e quindi nessuno potrà protestare preventivamente la squadra arbitrale nell'occasione della ripetizione. Quindi diciamo che il Napoli forse con la Lazio ne trarrà beneficio, forse rivedrà anche un calcio di rigore, dubbio o meno ha poca importanza, ma il recupero lo perderà. Dovrà quindi accontentarsi del punto di penalizzazione tolto e restituito. Siamo alla commedia all'Italiana. felici se la nostra costruzione si rivelasse del tutto infondata. Ma onestamente, per adesso non mi lamento di Orsato con la Lazio.

eravamo quattro amici al bar 10 kuglio 2929

ERAVAMO QUATTRO AMICI AL BAR...

 

Era un giovedì di quest’anno bisestile, un giovedì dei 53 disponibili quest’anno, per la precisione il ventottesimo dall’inizio dell’anno, di quest’anno bisestile che nulla prometteva di buono e nulla ha promesso, se abbiamo iniziato con una pandemia.

Eravamo quattro amici al Bar, in quel Bar elegante di fronte alla Galleria dell’indimenticato Maestro Mario Mazzella e non eravamo li per cambiare il mondo e nemmeno per parlare di anarchia e di libertà come dice Gino Paoli nella sua famosa canzone, ma eravamo li per tirare fuori i nostri perché e proporre i nostri sarà, eravamo li perché siamo amici e perché tutti e quattro amiamo la nostra Isola e davanti a quattro ottimi caffè non abbiamo tirato fuori i nostri perché e i cosa farò, ma abbiamo tirato fuori i nostri perché e i nostri però.

Chi non conosce Lello Postglione, Geppino Cuomo, Michelangelo Messina e il sottoscritto, e chi non sa dell’amore di ciascuno di noi per la nostra Ischia.

Lello Postiglione, lo definirei: “Figlio d’arte”, figlio dell’indimenticato Franco, Giornalista e Dirigente di spicco dell’ex EVI, Ente Valorizzazione Ischia nel periodo d’oro di questo Ente, cancellato dall’intellighentia di sinistra solo perché era stato costituito con una legge fascista, Lello ha continuato nella scia del padre e ha dato una immensa mano all’Isola d’Ischia come dirigente della Regione Campania.

Geppino Cuomo, da sempre giornalista, la leggenda vuole che quando è nato prendeva sonno volentieri avvolto nelle pagine di un quotidiano, molto probabilmente anche sportivo. Grande contributo giornalistico anche con Radio Ischia e senza dubbio di smentite, il primo cronista ad intervenire dal campo al lato delle panchine per raccogliere gli umori degli allenatori e dei giocatori per trasferirli alla radiocronaca di Ciriaco Rossetti. Negli ultimi tempi Geppino, con i suoi articoli, si è dedicato di più al sociale nell’interesse della nostra Isola.

Michelangelo Messina, forse il più giovane dei quattro, da sempre ha creduto nelle bellezze della nostra Isola, tanto da fargli inventare un premio che, ormai , definirlo famoso risulterebbe pleonastico. Ischia Film Festival, appena terminato, grazie alla sua caparbietà e all’appoggio della moglie Enny, è andato in scena anche quest’anno. Come detto un anno bisestile che nulla prometteva di buono e nulla ha promesso, ma nonostante tutto Michelangelo lo ha portato in porto e ha fatto crescere di un anno la sua creatura.

Di me non parlo, potrei sembrare presuntuoso, che non sarebbe comunque un’offesa, poiché presumo che con la mia famiglia, qualcosa a questa nostra Terra lo abbiamo data, il Basket, la legalizzazione dei Radioamatori dei 27 megaertz, la banda cittadina, il Basket Internazionale, inventando con l’indimenticabile Sergio Leone, l’allora Direttore dell’Hotel Excelsior, il “Torneo Internazionale di Basket Isola di Ischia”,  per finire con Radio Ischia ideata e realizzata con mio fratello Angelo. Non trascurerei nemmeno l’amplificazione e lo speakeraggio al V. Rispoli e allo Stadio E. Mazzella dalla fine degli anni sessanta fino all’altro ieri. Ah dimenticavo, tutto a gratis.

Ma ritorniamo a questi quattro amici al Bar, tra il sorseggiare di un caffè decaffeinato, due freddi e uno… normale, ci siamo ritrovati a parlare della nostra Ischia.

Ne abbiamo dette di cose, Abbiamo parlato di traffico al centro che noi definiamo erroneamente “storico” di Ischia Ponte.

Perché erroneamente? Perché, tranne qualche rarità in mezzo a negozi, che era meglio chiamarli botteghe, ce ne sono diversi arredati in alluminio anodizzato, auto in sosta, traffico nevrotico e confusionario, cattiva gestione dei cestini dell’immondizia, circolazione degli autocompattatori della N.U. in piena mattinata ed altre stravaganze per nulla pittoresche.

Ci siamo chiesti che cosa si farà la sera del 26 luglio per ricordare la Festa di sant’Anna.

Noi riteniamo che bisognerebbe mantenerla in vita organizzando, sparso su tutto il territorio per non creare assembramenti, una mostra storica della Festa, con foto del passato e la ricostruzione in scala delle barche vincitrici degli ultimi anni con la diffusione nella baia del Castello Aragonese di canzoni e musiche rigorosamente classiche del repertorio napoletano.

Questo, almeno per mantenere in vita il ricordo di una delle feste più belle e forse unica in Italia, che scellerate scelte hanno contribuito a farla morire e che ora approfittando della pandemia vorrebbero affossarla per poi, chissà, con altrettanta scelleratezza riesumarla.

Nella canzone di Gino Paoli, i quattro amici diventano uno per poi affiancare altri amici più giovani e ascoltare le loro idee e confortarli e spronarli a mettere in pratica i loro progetti che riguardano la nostra Isola.

Speriamo, intanto, che se ci vedete seduti al  Bar Ideal, possiate accomodarvi, a noi non fa specie se invece di quattro, diventiamo dieci, venti amici al bar, non ci sarà la metrica della canzone, ma sarà bello lo stesso. 

beppi

nella foto Beppi Banfi

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