• STAMATTINA A PIAZZA DEGLI EROI SI SCOPRE LA LAPIDE IN RICORDO DEL PICCOLO LEO

    STAMATTINA A PIAZZA DEGLI EROI SI SCOPRE LA LAPIDE IN RICORDO DEL PICCOLO LEO, GENNARO SAVIO: “ORGOGLIOSI CHE SIA STATA FINALMENTE ACCOLTA LA NOSTRA PROPOSTA”
    di Gennaro Savio
    All’indomani della morte del piccolo Leo la cui storia ha commosso l’Italia intera in quanto il suo cuoricino smise di battere proprio nel giorno in cui l’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, annunciò che anche in Italia lo Zolgensma, il farmaco monodose dall’esorbitante costo di due milioni di euro, sarebbe stato gratuito per i bambini affetti da SMAS 1 sino a ventuno chili di peso e non sino ai sei mesi di età come previsto sino a pochi giorni fa, chiedemmo pubblicamente all’amministrazione comunale di Ischia di intestargli una strada o un parco-giochi affinché questo piccolo eroe isolano venisse ricordato pubblicamente per sempre assieme alla straordinaria battaglia portata avanti con coraggio e determinazione da mamma Francesca e papà Francesco insieme a tutti gli altri genitori italiani che vivono il loro stesso dramma e che Leo ha vinto per tutti i bimbi suoi coetanei che ormai da mesi possono essere curati gratuitamente con il farmaco più costoso del mondo. Ebbene, con grande orgoglio oggi possiamo annunciare che la nostra proposta è stata finalmente accolta e così come scritto dal sindaco Enzo Ferrandino sul suo profilo FaceBook, domani domenica 17 ottobre 2021, a mezzogiorno, nel parco-giochi di piazza degli Eroi sarà scoperta una lapide con cui sarà ricordato per sempre il piccolo Leo

  • BELLE STORIE DA RICORDARE ANCHE DA PARTE DI FASCISTI MERITEVOLI DI ESSERE CITATI

    Quando la tragedia della storia bussa alla porta del condominio, quel livido e leggermente piovoso mattino del 16 ottobre 1943, tre ragazze ebree, le sorelle Limentani, cercano disperatamente di sfuggire alla razzia del Ghetto.
    Una riesce a mettersi in salvo.
    Le altre due, le gemelle Mirella e Marina, vagano terrorizzate per le scale, quando un uomo, un fascista della milizia, il capofabbricato Ferdinando Natoni, le afferra e le trascina in casa.
    Alle Ss dirà che sono figlie sue, e a rischio della propria incolumità (sarà anche arrestato per questo), salva loro la vita.
    Per questo gesto, a Natoni verrà attribuito il riconoscimento di "Giusto tra le Nazioni" da parte dello Yad Vashem, consegnato in una toccante cerimonia alle presenza delle due sorelle sopravvissute, come vediamo in questa immagine.
    Quel 16 di ottobre, nella immane tragedia che portò più di mille ebrei alla deportazione e alla morte, bambini, donne, uomini, anziani ammalati, tante storie umane si sono incrociate.
    Ma quel giorno, per tutti, fu possibile fare una scelta.
    Fu possibile anche per un fascista come Natoni fare del bene, rischiare la propria vita per salvarne altre.
    Ciò rende ancora più imperdonabili il collaborazionismo e la complicità di tanti altri fascisti.
    Perché, vedete, non si poteva non sapere: davanti all'uscio di casa il bene e il male erano lì, evidenti a tutti.
    Oggi, esattamente come ieri.

  • UNA PROVOCAZIONE DI CARMELO AMENTE DEL 2014 RITORNA IN AUGE DOPO SETTE ANNI

    .b. mi ricorda la lotta che intrapresi per le Unioni Civili , volutamente provocatoria . Da un pezzo, nel bel paese , dall' ' agenda politica sono scomparse le Liberta' Civili che mi ha visto impegnato per una vita . Ci ho messo , fiero , sempre la faccia forte dell' ' incitamento della Preside ANNA BALDINO , che amava ripetermi :" Carmine non arrendersi mai " . DISSOBBEDIENTE a leggi ingiuste continuerò fino alla fine dei miei giorni quale esempio per la mia progenie e le generazioni future. Svegliati ITALIA .

  • MASCHERINE, PRESTO POTREBBERO ESSERCI NOVITA' LO FA CAPIRE SILERI

    Novità in vista per quanto riguarda le regole sull’uso delle mascherine. Ad annunciarlo è il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri che ha fatto il bilancio delle restrizioni che potrebbero presto essere oggetto di revisione. Nelle prossime settimane, come ha spiegato Sileri a “Timeline” su SkyTg24, potrebbero esserci novità anche per quanto riguarda le regole anti Covid su quarantene e isolamenti.

    “Le quarantene, gli isolamenti e quant’altro verranno progressivamente rivisti nel tempo, cosi come poi, più avanti, si rivedrà l’uso della mascherina“, ha dichiarato Sileri. Attualmente, le mascherine sono ancora obbligatorie in tutti gli spazi pubblici al chiuso e bisogna indossarle anche all’aperto qualora non fosse possibile preservare il distanziamento sociale.

  • ANTONIO LUBRANO CI PARLA DEL SECONDO FESTIVAL DELLA NATURA

    CAI 2021 DI GIOVAN ANGELO DE ANGELIS- FESTIVAL DELLA NATURA SECONDA EDIZIONE ED IMMERSIONE NEL VERDE DELL’ISOLA D’ISCHIA – IERI LA CHIUSURA - IL FESTIVAL DELLA NATURA DAI FRASSITELLI ALL’EPOMEO E ALLA TORRE DI MICHELANGELO - UN CONVEGNO CHE HA UNITO L’ESPERIENZA DIRETTA ALLA CONOSCENZA DELERRITORIO ISOLANO - I LAVORI SONO STATI INTRODOTTI DALLA DOTT. MARIA CRISTINA BUIA RICERCATRICE DELLA ANTON DHORN DI NAPOLI - LA “BIO-FOLLIA” DEL GIORNALISTA CIRO CENATIENPO - SI PUNTA ALLA RIQUALIFICAZIONE DEGLI INNUMEREVOLI TERRENI INCOLTI - SONO STATE RISCOPERTE DECINE DI PIANTE GRAZIE ALLA GUIDA DEL PROFESSOR ROBERTO VETROMILE CHE HA DESCRITTO AI PARTECIPANTI COME IDENTIFICARLE, COME RACCOGLIERLE IN MODO ADEGUATO E SUGGERENDO ANCHE COME UTILIZZARLE PER ALCUNE RICETTE IN CUCINA – IL GOLFO IL QUOTIDIANO DELL’ISOLA D’ISCHIA SULL’EVENTO PUBBLICA OGGI UNO SPECIALE REPORTAGE CON LE FOTO IN ESCLUSIVA DI GIOVAN GIUSEPPE LUBRANO FOTOREPORTER - IL SERVIZIO COMPLETO PUO’ ESSERE VISTO E LETTO IN PDF ANCHE SU INTERNET AL SITO ON LINE ILGOLFO24.IT

  • ieri mi sono sentito un piccolo Zizi, ma soddisfatto

    E' il tardo pomeriggio, torno a casa in auto. All'altezza del Bar Calise, due giovani si sbracciano facendomi segno di accostare, cosa che faccio, allarmato. Apro il finestrino e il ragazzo mi chiede in inglese se vado in direzione del Porto. Gli chiedo a mia volta se devono partire, così metto la mascherina e li faccio salire a bordo.
    Sono due giovani di Toulouse, in vacanza a Napoli, partiti al mattino per Ischia. Avrebbero dovuto imbarcarsi alle 17:00, ma erano sul Castello, e si sono trattenuti cambiando il biglietto on line. Colpa del "sunset", ammicco.
    Sono entusiasti: Ischia è bellissima, non c'erano mai stati prima ed è stata una sorpresa. Peccato che non ci siano mezzi pubblici a sufficienza e che ci siano troppe auto, mi dicono, dopo avermi chiesto se io vivo sull'isola.
    Mi salutano con calore, quando li lascio giù al Porto, un po' li invidio...un po' mi sento uno Zizì di piccolo cabottaggio...e rifletto...tutto questo accadeva ieri.
    Buongiorno

  • IL VINO COTTO,Ischia di sopra: la bellezza del nostro vino cotto ereditato dall’antica Pithecusa

    Ad Ischia il vino cotto viene ancora preparato secondo l’antica tradizione, è un prodotto usato soprattutto in campagna, nelle zone dove si compie la vendemmia. Per realizzarlo si usa il mosto appena fatto. Nelle antiche abitazioni rurali accanto al grande camino c’è sempre una grossa pentola di rame: qui le donne cuociono il mosto lentamente, mescolandolo con costanza ed attenzione. Quando è pronto lo imbottigliano

  • A CENA CON LO SCRITTORE OSCAR RAMIREZ DOLCET

    di gennaro Savio

    "UN GRANDE ONORE AVER AVUTO A CENA SUL TERRAZZO DI CASA L'AMICO Oscar Ramirez Dolcet UNO DEI GIORNALISTI E SCRITTORI SPANOLI PIÙ FAMOSI ED APPREZZATI A LIVELLO INTERNAZIONALE
    È stato un grande onore poter aver avuto a cena sul terrazzo di casa, Oscar Ramirez Dolcet, apprezzato e famoso giornalista e scrittore spagnolo i cui libri vengono tradotti in circa dieci lingue tra cui l'arabo e la compagna Blanca. Oscar è' un libro aperto avendo viaggiato in circa settanta paese. Un piacere parlare con lui per ore. È tanta roba e c'è tanto da apprendere dai suoi racconti, dalle sue esperienze di vita vissuta. È innamorato dell'isola d'Ischia a tal punto da averne parlato in più di un libro. Tra le altre cose, tra uno spaghetto a cozze ed un boccone di salmone marinato divinamente preparati da mia moglie Gemma, abbiamo effettuato un collegamento video con l'apprezzatissimo poeta e scrittore italiano Bartolomeo Smaldone che tra i tantissimi premi vinti, vanta anche il Premio Montale. Seppur dolorante per una caduta, è stato una bella serata
    di cultura trascorsa in ottima compagnia. Alla prossima, Oscar. Buon viaggio di rientro. Ciao."

  • mercoledi 1 settembre tu porta solo il bicchiere...

    La Filosofia, il Castello e la Torre

    "NU VICHE MIEZZ O' MARE!"
    Il Festival comincia cosi: mercoledì 1 settembre.
    il consueto appuntamento ai piedi del Castello Aragonese.
    Alle 22:30 si comincia.
    Musica e riflessione di Denis Trani, in punta di piedi, in acustico.
    Pane e pomodoro, vino ci attendono per una serata intima.
    Parleremo di "Intolleranze elementari" e ascolteremo la riflessione trasversale del nostro Denis, seguendo la musica della nostra tradizione.
    #lafilosofiailcastellolatorre #ischia
    foto di Livia Pacera

LO SVILUPPO DELL'OSPITALITA'

DI Peppino De Siano

LO SVILUPPO DELL’OSPITALITA’
La prima forma di ospitalità si manifestò già 3000 anni fa presso gli antichi Greci che davano ristoro ai passanti specialmente se provenivano da un lungo tragitto a piedi. Si pensava che gli dei impersonassero lo straniero che si presentava all’uscio della propria dimora. Più lungo era il percorso fatto dallo sconosciuto più calorosa era l’assistenza, offrendo il letto migliore per non attirare le ire di Zeus. Un’altra conferma divenne nota quando i tifosi si spostavano da un punto all’altro della Grecia per assistere ai Giochi Olimpici e tifare per i loro atleti. In quell’occasione addirittura si fermava ogni forma di lotta e ostilità fra i popoli.
Nell’antica Roma venne istituita la “Tessera dell’Ospitalità” che riportava il nome dell’ospite e dell’ospitante. Lunghe le vie costruite per raggiungere ogni parte dell’Impero sorgevano “Stationes” e “Mansiones”. Le prime erano rivolte ai viaggiatori meno abbienti che trovavano un giaciglio per la notte e ristoro per i cavalli. Le seconde erano rivolte a un pubblico più agiato dove oltre al riparo per la notte si trovava assistenza per i carri, gli animali e un piatto caldo per i proprietari.
Nel Medio Evo con lo sviluppo della religione cattolica, molti pellegrini si spostavano da un paese all’altro trovando alloggio presso conventi che si trovavano lungo i passi alpini e punti strategici appartenuti ai Francescani e ai Benedettini che davano ospitalità gratuitamente.
In questo periodo vediamo svilupparsi differenti forme di strutture che davano ospitalità a pagamento: le “tabernae”, davano alloggio e vitto in stanze comuni, in cambio di merce o per pochi spiccioli. Erano frequentate da gente di malaffare e per questo motivo molto spesso il viandante veniva derubato di quel poco che aveva con sé. Contemporaneamente alle tabernae nascevano le “magioni” rivolte ai viaggiatori più abbienti. Offrivano stallaggio e camere confortevoli singole o doppie e buona cucina. Questa formula è andata avanti per molti anni evolvendosi nel tempo.
Verso la fine dell’800 molti palazzi patrizi e ville nobiliari furono trasformati in alberghi: “Palace” adeguando lo standard dei servizi e dell’accoglienza a quello che erano le esigenze dei prestigiosi ospiti. Il personale fu attinto dalle ville gentilizie: dalle governanti ai maggiordomi. Gli alberghi inizialmente trovavano grosse difficoltà ad acquisire clientela. Un esempio è il Savoy di Londra (6 agosto 1889) ed altri alberghi di prestigio europei. Fino ad allora quando un nobile si spostava da una paese all’altro era ospite di un suo pari. Sia i palazzi reali che i castelli avevano un’ala riservata esclusivamente agli ospiti che di tanto in tanto andavano a fare visita a parenti o amici per trascorrere un periodo insieme, in occasione della stagione di caccia o di gare di cavalli. Non soggiornare presso una famiglia gentilizia significava non essere accreditato presso la nobiltà.
Lo stesso Richard D'Oyly Carte per attrarre clientela altolocata dovette fornire il suo albergo di servizi che nemmeno Buckingham Palace aveva: 4 ascensori! Elettricità in tutte le camere. Tutti i bagni erano arredati con marmi pregiati, vasca da bagno di porcellana finissima e specchi scintillanti.
Dovette lottare non poco contro il puritanesimo che caratterizzava l’epoca vittoriana quando addirittura dovevano essere coperte le gambe dei tavoli o del pianoforte per bigottismo. Per una donna era sconveniente rispecchiarsi in uno specchio nella sala da bagno. Lentamente questi comfort fecero breccia nella mentalità dell’epoca ed iniziarono a fiorire “les Gands Hôtels de Luxe” in tutti i paesi d’Europa. Un esempio fulgido arriva dalla Costa Azzurra, da Monte Carlo a Nizza dove molti nobili inglesi andavano a svernare grazie alla dolcezza del clima. Sorsero alberghi che non avevano niente da invidiare a una residenza nobiliare, un esempio è il Negresco di Nizza, Carlton di Cannes e tanti altri che attiravano re, regine, zar, presidenti, ambasciatori, artisti che viaggiavano in giro per L’Europa.
Anche l’isola d’Ischia conobbe un periodo luminoso fra fine ‘700 e ‘800, in particolar modo Casamicciola conosciuta nel mondo come stazione di cura e soggiorno. Attirò nomi prestigiosi e viaggiatori da tutto il mondo, da Garibaldi al poeta e scrittore francese La Martine, da Ibsen a Jörgen Vilhem Bergsöe.
Per non parlare della Villa del Can. Don Tommaso de Siano alla Pannella di Lacco Ameno dove alloggiarono illustri personaggi di cui Giovanni Castagna parla nella sua Rassegna d’Ischia del 2005 “…l’albergo del canonico e cavaliere dell’Ordine di San Michele di Baviera, D. Tommaso De Siano, situato in contrada Pannella, accolse «ospiti di riguardo, principi reali, la nobiltà napoletana e romana, eminenze e famiglie straniere”
Questo momento aureo dell’accoglienza dell’isola d’Ischia s’infranse con il terremoto del 1883!

 

'U CUNIGLIE A' CACCIATORE

di Salvatore Ronga

Il coniglio alla cacciatora
Note scombinate di antropologia gastronomica
L'uomo è ciò che mangia. L'ischitano mangia il coniglio.
Dimenticate l'immagine del quadrupede dal pelo soffice e morbido che in ogni marmocchio richiama la soavità zompettante e zuccherosa del fiabame disneyano. A Ischia il pargolo, anche se non ancora in grado di muovere i primi passi nè di pronunciare parole di senso compiuto, quando pensa al coniglio non è capace di pensarlo per intero o in movimento, ma solo a pezzi - preferita su tutte è la coscia anteriore.
Non c'entra la crudeltà, ma una passiva acquiescenza atavica che si potrebbe definire mancanza di fantasia, virtù che gli ischitani esercitano solo per le cose di poco conto e senza costrutto, o per questioni attinenti alla legalità.
Benché il coniglio alla cacciatora sia il piatto tipico dell'ischitano, un piatto iconico come il Castello Aragonese, il Torrione e il Fungo, non troverete due ischitani - due - che lo cucinino allo stesso modo.
Ogni famiglia ha la sua ricetta, e quando la famiglia cresce, cresce anche la probabilità che tra conseguinei e parenti acquisiti si "alimenti" una competizione feroce su chi sappia cucinare meglio il quadrupede: il tutto si svolge all'interno del consesso civile - non si dà casistica a riguardo che incroci la cronaca nera, non ancora -, ma si fa sfoggio di toni epici esibiti invocando da ogni parte il rispetto della tradizione: la sola, l'unica, di solito la propria.
'O calascione, 'o stutacannele, 'a farfalla e mille altri sono i nomi con cui gli ischitani seduti a tavola indicano le parti dello sparagmòs, rituale che si svolge quasi esclusivamente di domenica. Non c'è domenica senza coniglio.
Ai più potrà risultare incomprensibile l'orgoglio isolano a motivo di una pietanza che non è una preda venatoria vera e propria, ma ogni ischitano ama vantare se stesso, meglio se a danno del prossimo, anche se si tratta nel caso specifico di un innocuo roditore di taglia modesta.
Per fugare ogni dubbio - il sospetto che il quadrupede servito sia un coniglio e non altro-, è d'uopo che ci sia, tra i pezzi nel tegame, anche la testa. Solo la cieca fiducia, la più pura devozione in chi abbia preparato il coniglio può reggere la prova della pietanza acefala. Ma a riguardo la verità inoppugnabile della storia cede il passo alla più fervida mitologia.
  • lA MITOLOGIA ISOLANA VUOLE CHE IL FUNGO SIA UN SEPOLCRO

    CONOSCETE QUESTA LEGGENDA?
    Se c'è una cosa che amo è la mitologia, soprattutto quella legata alla mia terra. Stasera vi racconto una perla ignorata da molti.

    Una leggenda popolare narra che il celebre fungo di Lacco Ameno fosse un sepolcro. Sotto di esso si troverebbero due giovani amanti annegati nel tentativo di prendere il largo per coronare il loro sogno d’amore.

    Secondo una rappresentazione poetica sarebbe un tumulo creato dalla Natura per proteggere l’amore di due giovani vite spezzate. Un’immagine forse un po’ malinconica, ma profondamente romantica, che contribuisce al fascino di uno dei simboli più famosi dell’isola d’Ischia.

  • FRA VENTI GIORNI ARRIVERA' AD ISCHIA IL VESCOVO GENNARO PASCARELLA

    IL 19 GIUGNO PROSSIMO MONS. GENNARO PASCARELLA VESCOVO DI POZZUOLI ED ANCHE DI ISCHIA SBARCHERA' SULL' ISOLA PER IL PRIMO INCONTR0 CON CLERO E FEDELI ISCHITANI - ISCHIA PERPLESSA PER AVER PERSO L'AUTONOMIA DELLA SUA SEDE VESCOVILE E DELLA DIOCESI ACCORPATA DOPO OLTRE MILLE ANNI ALLA DIOCESI PUTEOLANA SULLA TERRA FERMA-- PRECEDENTI E COINCIDENZE STORICHE - IL, GOLFO IL QUOTIDIANO DELL'ISOLA D'ISCHIA SULL'IMPORTANTE EVENTO PUBBLICA OGGI NELLA RUBRICA "LA NOTA DELLA DOMENICA" UNO SPECIALE SERVIZIO A COLORI FIRMATO DA ANTONIO LUBRANO CON LE FOTO IN ESCLUSIVA DIRETTE ED IN RICERCA DI GIOVAN GIUSEPPE LUBRANO FOTOREPORTER - IL SERVIZIO COMPLETO PUO' ESSERE VISTO E LETTO IN PDF ANCHE SU INTERNET AL SITO ON LINE ILGOLFO24.IT

  • SE SI PENSA SOLAMENTE A COME SI RICAVAVA ANTICAMENTE L'INCHIOSTRO

    Una cosa che mi appassiona sono gli inchiostri antichi. Ogni monastero aveva una sua ricetta: alcuni libri su Ischia sono scritti con inchiostri prodotti con la feccia del vino, a cui si aggiungevano le resine degli alberi come aggreganti e aceto e aglio come antisettici. Dalla feccia del vino deriva il colore marrone chiaro che spesso troviamo anche in alcuni libri del cinque-seicento. Ogni bottega d'arte nel Rinascimento aveva una sua ricetta per gli inchiostri e questo la distingueva dalle altre. Devo provare a produrli. Se pensiamo a quanto lavoro c'era dietro un manoscritto ..... possiamo apprezzare ancora di più lo sforzo fatto. Calcolate che alcune resine vanno raccolte ora in primavera, poi bisognava aspettare la vendemmia e infine aggiungere aceto e aglio. Ci volevano mesi solo per produrlo