• SCENE DEGL'ESODO ESTIVO DEGLI ANNI SESSANTA

    C'era una volta la vacanza estiva che durava dai due ai tre mesi. Aveva un nome obsoleto ed in disuso, "la villeggiatura". Tanti partivano addirittura ad inizio giugno od ai primi di luglio e tornavano a metà settembre. L' autostrada era una fila di Fiat 850, 600, 1100, 127, 500 e 128, Maggiolini e Prinz. Non era guardato affatto chi aveva la Bmw la Mercedes o l'Audi, perché gli status symbol allora non esistevano. Era tutto più semplice e più vero.
    La vacanza durava talmente tanto che avevi la nostalgia di tornare a scuola e di rivedere gli amici del tuo quartiere, ed al ritorno non ricordavi quasi più dove abitavi. La mattina in spiaggia la 50 lire per sentire le canzoni dell'estate nel juke box o per comprare coca cola e pallone.

  • in villeggiatura ad ischia da oltre 50 anni, premiato dal comune

    🤗L' amore per la nostra isola lungo ben 50 anni! L'avvocato Riccardo Costa e la dott.ssa Baldini trascorrono le proprie vacanze ad Ischia e in particolare all'Hotel Continental da 50anni consecutivi. Una bellissima manifestazione di amore per il nostro territorio che come Amministrazione abbiamo voluto premiare. Dobbiamo lavorare affinché sempre più turisti scelgano la nostra Ischia non solo per un anno, ma per sempre! ❤️❤️

  • la saggezza orientale insegna tante cose

    CI SONO SOLO DUE GIORNI NEI QUALI TU NON POTRAI MAI FARCI NIENTE, UNO E' IERI E L'ALTRO E' DOMANI, PER CUI SE VUOI FARE QUALCOSA DI UTILE, FALLO OGGI

  • MICHELANGELO MESSINA E ENNY MAZZELLA OSPITI AL PULA FILM FESTIVAL

    I numeri non sono più quelli del passato, ma l’atmosfera è sempre unica e la compagnia eccellente E MICHELANGELO CONTINUA A PORTARE IL NOME DI ISCHIA NEL MONDO

  • L'11 AGOSTO SI REPLICA LA VISITA AL MUSEO DEL MARE

    Dopo il buon inizio di sabato 3 Luglio abbiamo deciso di replicare, mercoledì 11 agosto vieni con noi a visitare il museo del mare ad Ischia Ponte!
    Il 3 luglio 30 persone hanno aderito all'iniziativa aiutaci a superare questo piccolo record e far crescere il Museo del Mare.
    Si tratta di Visite guidate al museo del mare che avranno anche l'obiettivo di sostenere il museo! Il tema prevalente sarà la navigazione a vela in mediterraneo fino al XIX secolo.
    Fascia oraria di prenotazione:
    primo turno: dalle18:00 alle 19:00 dedicata a adulti e bambini
    Secondo turno:Dalle 19:00 alle 20:00 per adulti Terzo turno: dalle 20:00 alle 21:00 per adulti
    Per l'occasione il museo ha fissato una quota d'ingresso promozionale pari a 2 € a persona, tutto il ricavato sarà destinato a sostenere il museo.
    Per la prenotazioni chiamare il numero 339 662 6900

  • FRANCO IACONO PRESIDENTE DELCOMITATO NAZIONALE

    Con la presentazione del programma delle iniziative per celebrare il centenario della scomparsa di Enrico Caruso si avvia a compimento la realizzazione di un sogno, che avevo coltivato a lungo, anche nel ricordo personale del racconto di mio nonno Francesco, e del suo amico Vincenzo Mattera, sull'orgoglio che essi, da emigranti, sentivano quando sul porto di New York portavano la valigia ad Enrico Caruso. Ora con la sinergia con il Festival Pucciniano Torre del Lago e di validissimi personaggi dell'arte e della cultura, con l'imprimatur del Ministro Franceschini, parte il lavoro del Comitato Nazionale della ricorrenza del centenario della morte di Enrico Caruso. Mi auguro ci accompagni il calore ed il sostegno di quanti amano la musica ed il bel canto, di cui Enrico Caruso fu "testimone" insuperato.

LO SVILUPPO DELL'OSPITALITA'

DI Peppino De Siano

LO SVILUPPO DELL’OSPITALITA’
La prima forma di ospitalità si manifestò già 3000 anni fa presso gli antichi Greci che davano ristoro ai passanti specialmente se provenivano da un lungo tragitto a piedi. Si pensava che gli dei impersonassero lo straniero che si presentava all’uscio della propria dimora. Più lungo era il percorso fatto dallo sconosciuto più calorosa era l’assistenza, offrendo il letto migliore per non attirare le ire di Zeus. Un’altra conferma divenne nota quando i tifosi si spostavano da un punto all’altro della Grecia per assistere ai Giochi Olimpici e tifare per i loro atleti. In quell’occasione addirittura si fermava ogni forma di lotta e ostilità fra i popoli.
Nell’antica Roma venne istituita la “Tessera dell’Ospitalità” che riportava il nome dell’ospite e dell’ospitante. Lunghe le vie costruite per raggiungere ogni parte dell’Impero sorgevano “Stationes” e “Mansiones”. Le prime erano rivolte ai viaggiatori meno abbienti che trovavano un giaciglio per la notte e ristoro per i cavalli. Le seconde erano rivolte a un pubblico più agiato dove oltre al riparo per la notte si trovava assistenza per i carri, gli animali e un piatto caldo per i proprietari.
Nel Medio Evo con lo sviluppo della religione cattolica, molti pellegrini si spostavano da un paese all’altro trovando alloggio presso conventi che si trovavano lungo i passi alpini e punti strategici appartenuti ai Francescani e ai Benedettini che davano ospitalità gratuitamente.
In questo periodo vediamo svilupparsi differenti forme di strutture che davano ospitalità a pagamento: le “tabernae”, davano alloggio e vitto in stanze comuni, in cambio di merce o per pochi spiccioli. Erano frequentate da gente di malaffare e per questo motivo molto spesso il viandante veniva derubato di quel poco che aveva con sé. Contemporaneamente alle tabernae nascevano le “magioni” rivolte ai viaggiatori più abbienti. Offrivano stallaggio e camere confortevoli singole o doppie e buona cucina. Questa formula è andata avanti per molti anni evolvendosi nel tempo.
Verso la fine dell’800 molti palazzi patrizi e ville nobiliari furono trasformati in alberghi: “Palace” adeguando lo standard dei servizi e dell’accoglienza a quello che erano le esigenze dei prestigiosi ospiti. Il personale fu attinto dalle ville gentilizie: dalle governanti ai maggiordomi. Gli alberghi inizialmente trovavano grosse difficoltà ad acquisire clientela. Un esempio è il Savoy di Londra (6 agosto 1889) ed altri alberghi di prestigio europei. Fino ad allora quando un nobile si spostava da una paese all’altro era ospite di un suo pari. Sia i palazzi reali che i castelli avevano un’ala riservata esclusivamente agli ospiti che di tanto in tanto andavano a fare visita a parenti o amici per trascorrere un periodo insieme, in occasione della stagione di caccia o di gare di cavalli. Non soggiornare presso una famiglia gentilizia significava non essere accreditato presso la nobiltà.
Lo stesso Richard D'Oyly Carte per attrarre clientela altolocata dovette fornire il suo albergo di servizi che nemmeno Buckingham Palace aveva: 4 ascensori! Elettricità in tutte le camere. Tutti i bagni erano arredati con marmi pregiati, vasca da bagno di porcellana finissima e specchi scintillanti.
Dovette lottare non poco contro il puritanesimo che caratterizzava l’epoca vittoriana quando addirittura dovevano essere coperte le gambe dei tavoli o del pianoforte per bigottismo. Per una donna era sconveniente rispecchiarsi in uno specchio nella sala da bagno. Lentamente questi comfort fecero breccia nella mentalità dell’epoca ed iniziarono a fiorire “les Gands Hôtels de Luxe” in tutti i paesi d’Europa. Un esempio fulgido arriva dalla Costa Azzurra, da Monte Carlo a Nizza dove molti nobili inglesi andavano a svernare grazie alla dolcezza del clima. Sorsero alberghi che non avevano niente da invidiare a una residenza nobiliare, un esempio è il Negresco di Nizza, Carlton di Cannes e tanti altri che attiravano re, regine, zar, presidenti, ambasciatori, artisti che viaggiavano in giro per L’Europa.
Anche l’isola d’Ischia conobbe un periodo luminoso fra fine ‘700 e ‘800, in particolar modo Casamicciola conosciuta nel mondo come stazione di cura e soggiorno. Attirò nomi prestigiosi e viaggiatori da tutto il mondo, da Garibaldi al poeta e scrittore francese La Martine, da Ibsen a Jörgen Vilhem Bergsöe.
Per non parlare della Villa del Can. Don Tommaso de Siano alla Pannella di Lacco Ameno dove alloggiarono illustri personaggi di cui Giovanni Castagna parla nella sua Rassegna d’Ischia del 2005 “…l’albergo del canonico e cavaliere dell’Ordine di San Michele di Baviera, D. Tommaso De Siano, situato in contrada Pannella, accolse «ospiti di riguardo, principi reali, la nobiltà napoletana e romana, eminenze e famiglie straniere”
Questo momento aureo dell’accoglienza dell’isola d’Ischia s’infranse con il terremoto del 1883!

 

'U CUNIGLIE A' CACCIATORE

di Salvatore Ronga

Il coniglio alla cacciatora
Note scombinate di antropologia gastronomica
L'uomo è ciò che mangia. L'ischitano mangia il coniglio.
Dimenticate l'immagine del quadrupede dal pelo soffice e morbido che in ogni marmocchio richiama la soavità zompettante e zuccherosa del fiabame disneyano. A Ischia il pargolo, anche se non ancora in grado di muovere i primi passi nè di pronunciare parole di senso compiuto, quando pensa al coniglio non è capace di pensarlo per intero o in movimento, ma solo a pezzi - preferita su tutte è la coscia anteriore.
Non c'entra la crudeltà, ma una passiva acquiescenza atavica che si potrebbe definire mancanza di fantasia, virtù che gli ischitani esercitano solo per le cose di poco conto e senza costrutto, o per questioni attinenti alla legalità.
Benché il coniglio alla cacciatora sia il piatto tipico dell'ischitano, un piatto iconico come il Castello Aragonese, il Torrione e il Fungo, non troverete due ischitani - due - che lo cucinino allo stesso modo.
Ogni famiglia ha la sua ricetta, e quando la famiglia cresce, cresce anche la probabilità che tra conseguinei e parenti acquisiti si "alimenti" una competizione feroce su chi sappia cucinare meglio il quadrupede: il tutto si svolge all'interno del consesso civile - non si dà casistica a riguardo che incroci la cronaca nera, non ancora -, ma si fa sfoggio di toni epici esibiti invocando da ogni parte il rispetto della tradizione: la sola, l'unica, di solito la propria.
'O calascione, 'o stutacannele, 'a farfalla e mille altri sono i nomi con cui gli ischitani seduti a tavola indicano le parti dello sparagmòs, rituale che si svolge quasi esclusivamente di domenica. Non c'è domenica senza coniglio.
Ai più potrà risultare incomprensibile l'orgoglio isolano a motivo di una pietanza che non è una preda venatoria vera e propria, ma ogni ischitano ama vantare se stesso, meglio se a danno del prossimo, anche se si tratta nel caso specifico di un innocuo roditore di taglia modesta.
Per fugare ogni dubbio - il sospetto che il quadrupede servito sia un coniglio e non altro-, è d'uopo che ci sia, tra i pezzi nel tegame, anche la testa. Solo la cieca fiducia, la più pura devozione in chi abbia preparato il coniglio può reggere la prova della pietanza acefala. Ma a riguardo la verità inoppugnabile della storia cede il passo alla più fervida mitologia.
  • lA MITOLOGIA ISOLANA VUOLE CHE IL FUNGO SIA UN SEPOLCRO

    CONOSCETE QUESTA LEGGENDA?
    Se c'è una cosa che amo è la mitologia, soprattutto quella legata alla mia terra. Stasera vi racconto una perla ignorata da molti.

    Una leggenda popolare narra che il celebre fungo di Lacco Ameno fosse un sepolcro. Sotto di esso si troverebbero due giovani amanti annegati nel tentativo di prendere il largo per coronare il loro sogno d’amore.

    Secondo una rappresentazione poetica sarebbe un tumulo creato dalla Natura per proteggere l’amore di due giovani vite spezzate. Un’immagine forse un po’ malinconica, ma profondamente romantica, che contribuisce al fascino di uno dei simboli più famosi dell’isola d’Ischia.

  • FRA VENTI GIORNI ARRIVERA' AD ISCHIA IL VESCOVO GENNARO PASCARELLA

    IL 19 GIUGNO PROSSIMO MONS. GENNARO PASCARELLA VESCOVO DI POZZUOLI ED ANCHE DI ISCHIA SBARCHERA' SULL' ISOLA PER IL PRIMO INCONTR0 CON CLERO E FEDELI ISCHITANI - ISCHIA PERPLESSA PER AVER PERSO L'AUTONOMIA DELLA SUA SEDE VESCOVILE E DELLA DIOCESI ACCORPATA DOPO OLTRE MILLE ANNI ALLA DIOCESI PUTEOLANA SULLA TERRA FERMA-- PRECEDENTI E COINCIDENZE STORICHE - IL, GOLFO IL QUOTIDIANO DELL'ISOLA D'ISCHIA SULL'IMPORTANTE EVENTO PUBBLICA OGGI NELLA RUBRICA "LA NOTA DELLA DOMENICA" UNO SPECIALE SERVIZIO A COLORI FIRMATO DA ANTONIO LUBRANO CON LE FOTO IN ESCLUSIVA DIRETTE ED IN RICERCA DI GIOVAN GIUSEPPE LUBRANO FOTOREPORTER - IL SERVIZIO COMPLETO PUO' ESSERE VISTO E LETTO IN PDF ANCHE SU INTERNET AL SITO ON LINE ILGOLFO24.IT

  • SE SI PENSA SOLAMENTE A COME SI RICAVAVA ANTICAMENTE L'INCHIOSTRO

    Una cosa che mi appassiona sono gli inchiostri antichi. Ogni monastero aveva una sua ricetta: alcuni libri su Ischia sono scritti con inchiostri prodotti con la feccia del vino, a cui si aggiungevano le resine degli alberi come aggreganti e aceto e aglio come antisettici. Dalla feccia del vino deriva il colore marrone chiaro che spesso troviamo anche in alcuni libri del cinque-seicento. Ogni bottega d'arte nel Rinascimento aveva una sua ricetta per gli inchiostri e questo la distingueva dalle altre. Devo provare a produrli. Se pensiamo a quanto lavoro c'era dietro un manoscritto ..... possiamo apprezzare ancora di più lo sforzo fatto. Calcolate che alcune resine vanno raccolte ora in primavera, poi bisognava aspettare la vendemmia e infine aggiungere aceto e aglio. Ci volevano mesi solo per produrlo