SAN GIOVAN GIUSEPPE DELLA CROCE

Il 5 marzo
~Quel mezzodì mentre tutte le campane di Napoli salutavano Maria di cui Giovan Giuseppe era stato devotissimo, in città si
spargeva la voce: a S. Lucia al Monte è morto il Santo! Andiamo a vedere il Santo!
Non era passata un'ora e con la voce dell'Angelus un brivido di dolore aveva percorso Napoli da un capo all'altro: si piangeva la perdita del consolatore dei poveri, del profeta, del taumaturgo.
Il venerato corpo era ancora nell'infermeria per essere lavato e vestito di altro abito, e già la folla tumultuava fuori il Convento e la Chiesa : Vogliamo vedere il Santo! Lasciateci vedere
il Santo! Quante lacrime versarono il Fratello Infermiere ed i Padri che compivano l'ultimo pietoso ufficio? Sotto la tunica, dalla vita ai
piedi, il corpo era tutto una piaga, e dietro le spalle una croce di latta traforata era tenacemente attaccata alla carne.
Coperto di fiori fu calato in Chiesa, dove già erano arrivati gli alabardieri chiamati per contenere la folla. Tutto inutile: quei
devoti esuberanti avevano già abbattuto la cancellata che separava la navata dalla crociera, e sembrò un miracolo se si potè esporre sul catafalco.
Tutti volevano vedere il beato corpo, baciarlo, toccarlo con le corone del Rosario, con pezzuole. I soldati ed il povero fratello Michele, stentavano a difenderlo, anzi, per spingere la folla con l'asta, un alabardiere ferì gravemente alla testa con la punta dell'arma il povero laico che era alle sue spalle. Fratello Michele trovò subito il rimedio alla ferita sanguinante: tagliò un pezzetto dell'abito del suo grande Confratello, l'applicò alla ferita e potette continuare, guarito, la sua ultima assistenza a Padre Giovan Giuseppe. Tre volte dovettero rivestire il cadavere, perchè tre volte il popolo gli tagliò l'abito per farne reliquie.
Quando lo portarono in sacrestia per trarne la maschera ed il ritratto, la coltre ed il catafalco scomparvero in pezzi per l'avida devozione della folla. In sacrestia una schiera di pittori, mandati dai nobili amici, si affannava a ritrarre le beate sembianze. Vi riusci bene soltanto Nicola Moreno: glielo aveva predetto molte volte il Santo, che sempre si rifiutava di farsi ritrarre in vita: "Te lo voglio far fare il ritratto, si, ma quando avrò perduto il cervello".
Non si voleva perdere il ricordo di quel volto e, fin dai primi giorni dopo la morte, Napoli fu piena d'immagini del Servo di Dio.
Per evitare i danni di quella fiumana di popolo, diradatasi solo a tarda notte, si dovette rinunziare al progetto di tenerlo esposto tre giorni. A porte chiuse, introdotti segretamente Cavalieri e Dame che non erano riusciti a venerarlo il giorno innanzi, sull'alba del sabato 6 marzo, Giovan Giuseppe della Croce scendeva nella tomba.~
edS
 
 

 
  • IL CAPPUCCIO DI SAN GIOVAN GIUSEPPE RITORNA NEL SUO SANTUARIO

    Dopoessere stato restaurato, il cappuccio di San Giovan Giuseppe, è stato ersposto nel suo santuario ad Ischia. Una volta veniva portato in processione in occasione della festa patronale, poi da decenni non o si faceva perchè c'era pericolo che si disintegrasse. Ora, perfettamente restaurato è ritornato al suo antico splendore

  • CHI RESTA SOTTO LA CROCE?

    Perché molti cattolici (preti compresi) snobbano la Pia Pratica della Via Crucis?
    NON È FORSE COME LA PRIMA VOLTA?
    "Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Cléopa e Maria di Magdala...".
    Chi resta sotto la croce?
    Non la chiesa nella sua "potenza". Non i discepoli che, tranne uno, sono tutti scappati...
    Non la Gerarchia, scomparsa.
    Restano, dunque, solo l'amico e alcune donne.
    E anche oggi è così...
    Chesterton lo aveva detto: il cristiano dei nostri giorni ha sostituito la speranza cristiana con un ansioso ottimismo mondano.
    "Non vuol più accettare la dottrina cattolica che la vita umana è una battaglia; vuol solo sentirsi dire... che è una vittoria".
    Insomma, il cristianesimo senza la Passione. Gesù senza croce.
    Proprio come esso è rappresentato in alcune chiese, anche della nostra isola...
    Talvolta, - è sempre Chesterton - "le eresie, sembrano persino corrispondere alla verità e talvolta sono vere, nel senso limitato in cui una verità non è la Verità".
    Infatti, "l'eresia è quella verità che trascura tutte le altre verità".
    Gesù è risorto, alleluja!
    Riflettere invece sulla Passione di CRISTO, su Maria Desolata, disturba.
    Meglio "sorrisi e canzoni" .
    Eh, perché Sanremo è Sanremo!

  • S.E.Pietro Lagnese prenderà possesso della diocesi di Caserta il 20 gennaio


    farà il suo ingresso ufficiale in Diocesi mercoledì 20 gennaio 2021, solennità di San Sebastiano Martire, copatrono della città di Caserta. L’insediamento ufficiale si terrà in occasione della celebrazione eucaristica in Cattedrale delle ore 18.

    Monsignor Pietro Lagnese, scelto da Papa Francesco come nuovo pastore della Diocesi di Caserta, succede a monsignor Tommaso Caputo, l’arcivescovo prelato di Pompei che ha traghettato fino ad oggi la chiesa casertana dopo la scomparsa improvvisa del vescovo Giovanni D’Alise, morto a causa del Covid-19 mentre svolgeva la sua missione pastorale.ia.

  • AVEVA PREVISTO TUTTO

    “Aveva previsto tutto. Per questo la sua presenza era tanto intollerabile. Come quando disse che la Chiesa era piena di «sporcizia» al suo interno. Ogni sua parola era coerente, irrefutabile, lasciava basiti. Ha denunciato l’anoressia che sta mettendo a rischio il futuro dell’Occidente, demograficamente, culturalmente e moralmente. Ha attaccato: «Si direbbe quasi che gli intellettuali si vergognino di parlare, di pronunciare giudizi morali, di ascoltare le passioni e le paure, che reputino culturalmente inappropriato o inelegante maneggiare in maniera asettica categorie come il sacrificio, l’elevazione spirituale, il legame con i retaggi ricevuti.» Il suo genio era una minaccia per il vasto programma della post-modernità, la barbarie liquida e dolce delle società post-culturali, e le sue dimissioni sono state un grande sollievo per tanti, troppi, anche all’interno della Chiesa”.

  • IL SANGUE DI SAN GENNARO NON SI E' SCUIOLTO MA VA LETTO DIVERSAMENTE

    il Sangue di San Gennaro non si è sciolto... ma non abbiate timore la nostra fede non è superstizione!
    "Il sangue resta lì, solido, come segno di una ferita sanata, come provvido presagio di un dolore che sta per terminare.
    Sangue che non scorre, come quello delle ferite del Cristo risorto!
    Che gioia che ne viene al cuore, che immagine portentosa di guarigione!
    Che questo sangue fermo significhi la cessazione dello scorrere del sangue innocente nel mondo intero!
    Che non vi siano più ferite aperte, nel cuore e nella carne, sorelle mie amatissime, fratelli miei diletti!
    Non sia turbato il vostro cuore! Il sangue finalmente si è fermato: ogni ferita sarà rimarginata."

  • "Sotto la croce di Gesù si comprende al meglio la parola : <<Beati gli afflitti perché saranno consolati >>.

    "Sotto la croce di Gesù si comprende al meglio la parola : <<Beati gli afflitti perché saranno consolati >>.
    Colui che non indurisce il cuore di fronte al dolore, al bisogno dell'altro, che non apre l'anima al male, ma soffre sotto il suo potere dando così ragione alla verità, a Dio, costui spalanca la finestra del mondo per far entrare la luce. (...)
    L'afflizione di cui parla il Signore è il NON CONFORMISMO COL MALE, è un modo di opporsi a QUELLO CHE FANNO TUTTI e che s'impone al singolo come modello di comportamento. Il mondo non sopporta questo tipo di resistenza, esige che si partecipi. Questa afflizione gli sembra una denuncia che si oppone allo stordimento delle coscienze. E lo è. Per questo gli afflitti diventano dei perseguitati a causa della giustizia. Agli afflitti viene promessa consolazione, ai perseguitati il regno di Dio; è la stessa promessa fatta ai poveri in spirito."

OMELIA DEL PAPA IL 5 MAGGIO AD ISCHIA

VISITA PASTORALE ALLA DIOCESI DI ISCHIA

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 5 maggio 2002

 

1. "Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi" (1Pt 3, 15).

Con queste parole dell'apostolo Pietro, desidero salutare tutti voi, carissimi Fratelli e Sorelle di Ischia. Grazie per la vostra calorosa accoglienza!

Saluto in primo luogo il vostro amato Pastore, Mons. Filippo Strofaldi, e lo ringrazio per le parole di benvenuto che ha voluto rivolgermi a nome vostro. Estendo il mio cordiale saluto ai Vescovi della Campania e agli altri Presuli presenti, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose e alle varie componenti della famiglia diocesana.

Rivolgo un deferente pensiero al Rappresentante del Governo italiano, come pure ai Rappresentanti del Comune, della Provincia di Napoli e della Regione Campania. Saluto anche le altre Autorità politiche e militari, che con la loro presenza hanno voluto onorare questo nostro incontro. Ringrazio poi quanti hanno offerto la loro generosa collaborazione per preparare questa mia visita.

Stringo infine a me in un grande abbraccio tutti voi, abitanti dell'isola, con una speciale parola per gli anziani, gli ammalati, i bambini, le famiglie, senza dimenticare coloro che, per vari motivi, non hanno potuto essere con noi quest'oggi.

2. Permettete, carissimi Fratelli e Sorelle, che nel contesto di questa solenne e festosa celebrazione eucaristica, indirizzi alla vostra amata comunità tre parole importanti, prendendole dalle letture bibliche poc'anzi proclamate.

La prima è: "ascolta!". La troviamo nel vivace racconto del libro degli Atti degli Apostoli, dove si narra che "le folle prestavano ascolto unanimi alle parole di Filippo sentendolo parlare e vedendo i miracoli che egli compiva" (At 8, 6). L'ascolto del testimone di Gesù, che parla di Lui con amore ed entusiasmo, produce, come frutto immediato, la gioia. Nota san Luca: "E vi fu grande gioia in quella città" (At 8, 8).

Comunità cristiana di Ischia, se vuoi sperimentare anche tu questa gioia, resta in ascolto della Parola di Dio! Porterai così a compimento la tua missione, camminando sotto l'azione dello Spirito Santo. Diffonderai il Vangelo della gioia e della pace, rimanendo unita al tuo Vescovo e ai sacerdoti, suoi primi collaboratori.

Come è avvenuto per le comunità di Samaria, di cui parla la prima lettura, scenderà anche su di te l'effusione abbondante del Consolatore, il quale - lo ricorda il Concilio Vaticano II - "muove il cuore e lo rivolge a Dio, apre gli occhi della mente, e dà a tutti dolcezza nel consentire e nel credere alla Verità" (Cost. Dei Verbum, 5).

3. Fratelli e Sorelle carissimi, c'è una seconda parola che vorrei rivolgervi, ed è: "accogli!". La vostra splendida isola, meta di un gran numero di visitatori e turisti, conosce bene il valore dell'accoglienza. Ischia, pertanto, può diventare un laboratorio privilegiato anche di quella tipica accoglienza, che i discepoli di Cristo sono chiamati ad offrire a tutti, da qualunque paese provengano e a qualsiasi cultura appartengano. Solo chi ha aperto l'animo a Cristo è in grado di offrire un'accoglienza mai formale e superficiale, ma contrassegnata da "dolcezza" e da "rispetto" (cfr 1 Pt 3, 15).

La fede accompagnata da opere buone è contagiosa e irradiante, perché rende visibile e comunica l'amore di Dio. Tendete a far vostro questo stile di vita, ascoltando le parole dell'apostolo Pietro, poco fa proclamate nella seconda lettura (cfr 1Pt 3, 15). Egli esorta i credenti a rispondere sempre con pronta disponibilità "a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi". E aggiunge che è "meglio, se così vuole Dio, soffrire operando il bene che facendo il male" (1Pt 3, 17).

4. Quanta saggezza umana e quanta ricchezza spirituale in questi semplici, ma fondamentali consigli ascetici e pastorali! Essi conducono alla terza parola che vorrei affidarvi: "ama!". L'ascolto e l'accoglienza aprono l'animo all'amore. Il brano del Vangelo di Giovanni, appena letto, ci aiuta a meglio comprendere questa misteriosa realtà. Esso ci mostra come l'amore sia il pieno compimento della vocazione della persona secondo il disegno di Dio. Questo amore è il grande dono di Gesù, che ci rende veramente e pienamente uomini. "Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, - dice il Signore - questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui" (Gv 14, 21).

Quando ci si sente amati, si è più facilmente spinti ad amare. Quando si sperimenta l'amore di Dio, si è più pronti a seguire Colui che ha amato i suoi discepoli "sino alla fine" (Gv 13, 1), cioè fino al dono totale di sé.

È di questo amore che l'umanità, oggi forse più che mai, ha bisogno, perché solo l'amore è credibile. È la fede incrollabile in questo amore che ispira ai discepoli di Gesù di ogni epoca pensieri di pace, spalancando orizzonti di perdono e di concordia. Certo, ciò è impossibile secondo la logica del mondo, ma tutto si rende possibile a chi si lascia trasformare dalla grazia dello Spirito di Cristo, effusa con il Battesimo nei nostri cuori (cfr Rm 5, 5).

5. Chiesa che vivi in Ischia: sii docile e obbediente alla Parola di Dio e sarai laboratorio di pace e di autentico amore. Diventerai Chiesa sempre più accogliente, dove tutti si sentono a casa. Coloro che vengono a visitarti ripartiranno rinfrancati nel corpo, ma ancor più rinvigoriti nello spirito.

Sotto la guida illuminata e prudente del tuo Pastore, sii una comunità che sa "ascoltare", una terra pronta ad "accogliere", una famiglia che si sforza di "amare" tutti in Cristo.

Ti affido alla Vergine Maria, Madre del Bell'Amore, perché ti aiuti a far risplendere la tua identità di Chiesa di Cristo, di Chiesa dell'Amore.

Ti siano di esempio e di aiuto i santi Patroni, nei quali si è resa concreta in modo visibile e credibile la divina carità.

Chiesa che vivi in Ischia! Il soffio dello Spirito di Cristo ti spinge verso gli orizzonti sconfinati della santità. Non temere, ma con fiducia prendi il largo! Avanza fiduciosa. Sempre! Amen.