Joseph Ejarque: «Non possiamo vendere Ischia come abbiamo fatto negli ultimi 25 anni»

di Gaetano Di Meglio sul Dispari

Gaetano Di Meglio | Quale futuro per il turismo isolano? Per cercare delle risposte abbiamo incontrato Joseph Ejarque, l’esperto di marketing a cui è stato affidato il piano di rilancio turistico del comune di Ischia. In una fugace conferenza stampa al Comune di Ischia, l’esperto del sindaco ha snocciolato, per la prima volta, i grandi temi su chi si fonderà il piano di rilancio del turismo del comune di Ischia. Un iniziale approccio che merita approfondimento e analisi ma con dati alla mano. Il primo report, in qualche modo l’anamnesi del nostro turismo, non presenta grandi novità, ma chiarisce, senza ombra di dubbio alcuno, la dimensione dei sintomi e i loro effetti nell’immediato.

Una iniziativa per affrontare, mai come questa volta in tempo, il problema della programmazione turistica e di un piano di rilancio dell’offerta e della proposta turistica dell’isola d’Ischia e, in particolare, del comune di Ischia…
«E’ fondamentale avere ben chiaro l’obiettivo, che è quello di un rilancio di Ischia come destinazione turistica, partendo da quello che Ischia deve avere: una visione in qualche maniera collettiva di dove vogliamo andare. Dal punto di vista turistico stiamo tentando di costruire una proposta come destinazione turistica che sia più attinente all’evoluzione del mercato.

Come sappiamo tutti, il mercato, la domanda turistica è cambiata un po’ e, pertanto, si tratta in qualche maniera di andare a concepire una proposta turistica che non sia soltanto rivolta ai turisti che già arrivano. Dobbiamo cominciare a ragionare sul discorso: “devo andare a cercare il turista”.
Una conseguenza importante: scegliere il tipo di turismo che vogliamo, quando lo vogliamo, dove lo vogliamo, sapendo che dobbiamo adeguarci al mercato. C’è un cambiamento importante, e dobbiamo ricostruire una proposta, rivolgerci al mercato, comunicare, promuovere per vendere, non più Ischia come destinazione, ma Ischia come esperienza turistica.
Ischia deve iniziare a considerare che dobbiamo avere una visione collettiva, tutti gli operatori turistici questo lo sanno molto bene e di conseguenza il concetto è che il Comune di Ischia inizia ad andare avanti e chi vorrà dovrà ispirarsi a questa filosofia. Che alla base ha una logica: quella del prodotto destinazione».

LA REPUTAZIONE DEL MERCATO

Quali sono le prime risultanze da parte sua e del suo team rispetto a quello che è Ischia oggi? Quali sono i principali problemi?
«Noi lavoriamo in una logica basata non tanto su quello che noi pensiamo o vogliamo, ma su cosa pensa e dice il mercato. Questo ci obbliga a lavorare e partire da un concetto importante che è quello della reputazione, la reputazione del mercato. Ischia oggi è un bene non eccellente. Dobbiamo essere conseguenti su questa impostazione e il primo obiettivo è quello di incrementare per arrivare ad avere un punteggio maggiore di quello che avevamo. In questo momento abbiamo, diciamo, un discreto “sentiment”. I nostri clienti dell’isola sono contenti, però dobbiamo incrementare quella che è la soddisfazione su alcuni punti, come l’esperienza e le attività. La ristorazione, invece, ha un’ottima percezione. Dove dobbiamo lavorare sono gli aspetti della ricettività. Dobbiamo andare a migliorare la proposta turistica per far sì che il mercato abbia un’idea. Tecnicamente si chiama posizionamento di quella che è la proposta turistica di Ischia, che non è vendere soltanto.

Non mi piace usare la parola destagionalizzazione, mi piace fondamentalmente la logica dell’allungamento dell’attività turistica, cioè avere turisti il maggiore tempo possibile perché genera economia sul territorio, ma questo vuol dire che si deve andare a strutturare e creare proposte turistiche diverse da quelle che abbiamo in questo momento.
Inoltre si deve lavorare per mettere a logica un sistema fra il pubblico e il privato, ma anche fra privato e privato». 

FONTE DI GUADAGNO DIRETTO E INDIRETTO

Per la progettazione di Ischia, che immagino ormai abbia adeguatamente inquadrato in quale contesto si colloca, che cosa si attende? Quali sono i punti di forza e i punti di debolezza, quelli che almeno in una prima previsione è riuscito a individuare?
«Ischia ha davanti a sé una grande opportunità. Ma noi non possiamo pensare che con quello che siamo oggi, con quello che facciamo oggi, sto parlando in generale, possiamo vincere o sfruttare questa opportunità. Dobbiamo cambiare, reinventarci e adeguarci. Allora Ischia, per me, dal punto di vista professionale, è una sfida molto interessante. Soprattutto perché qui è molto importante cambiare l’approccio, cioè Ischia, la sua storia turistica è stata realizzata con una mentalità di pescatore.

Ci sono due mentalità, una dell’agricoltore e l’altra del pescatore. Uno esce al mattino con la sua barca, getta le reti, le tira e ha il suo guadagno. L’agricoltore è uno che deve lavorare la terra, deve seminare, deve annaffiare e poi deve aspettare che il frutto cresca e dopo se tutto va bene ha il raccolto.
In qualche maniera è questo il nuovo ragionamento che deve fare Ischia e i suoi operatori turistici, l’intero sistema turistico. Perché, attenzione, Ischia vive di turismo, ma anche quelli che pensano di non viverne, vuol dire che non hanno le idee molto chiare. Per esempio, il turista che arriva magari noleggia un’auto, un motorino. Dunque il ragionamento fondamentale che tutta l’isola deve capire, è che il turismo è la prima fonte di guadagno diretta e indiretta della intera isola. Qualcuno si potrebbe chiedere: perché devo cambiare o migliorare la mia proposta di valore? Ebbene, noi stiamo lavorando ovviamente per capire un concetto fondamentale. Io potrei ragionare o lavorare seguendo due approcci. Quello che “vorrebbero” e quello che “il mercato vuole”. L’esperienza mi insegna che quello che io penso di me stesso, non è detto che sia quello che la gente pensa. Diversamente lavoriamo su cosa il mercato dice di Ischia. E che cosa vorrebbe il mercato da Ischia? Ripeto: Ischia ha una grande potenzialità, ma va reimmaginata. Tecnicamente si chiama reingegnerizzare il prodotto turistico».

VISIONE CONDIVISA

– E’ giusto dire anche che occorre un’unica cabina di regia perché lei parlava di mercato turistico. Ma l’impressione è che a Ischia ognuno cammini per conto suo e questo alla fine ha creato un fritto misto che forse 30 anni fa poteva funzionare…
«L’impressione è che oggi se un’identità marcata non ce l’hai, non vai da nessuna parte. Il problema è che Ischia ragiona su un prodotto generalista e generalizzato.

Io sono in Italia ormai da 25 anni e intanto abbiamo perso i tedeschi. Perché ormai Ischia non è sola nel mercato, ci sono altre destinazioni italiane, ma anche estere che mettono in primo piano il benessere termale. Quello che è importante capire è che il mercato termale è cambiato, sta evolvendosi e abbiamo bisogno di una proposta turistica. Tutto questo vuole dire che quello di cui Ischia ha bisogno è di avere una visione, cioè sapere dove vogliamo andare.
Oggi è molto importante e necessario che ci sia una visione coordinata e condivisa e per questo faremo ragionamenti aperti con tutti i soggetti, perché dobbiamo sapere che cosa vogliamo che sia Ischia turisticamente. Come dobbiamo esserlo e verso dove dobbiamo andare».

RISTORANTI CHIUSI IN INVERNO 

In bocca al lupo, perché mettere insieme tante teste non sarà sicuramente un’impresa facile, specialmente se sono nostri concittadini, ma immagino che questo lo abbia capito da solo. Il vero tallone d’Achille, quello su cui si dibatte da anni è perché Ischia non riesce a destagionalizzare…
«Non possiamo pensare alle terme. E’ soltanto il primo aspetto, anche se qui probabilmente dipende da una filiera che deve funzionare nel suo insieme. Un turista che arriva nel periodo invernale non può trovare i ristoranti chiusi. Ma l’analisi è forse un po’ più complessa.

Oggi si vende Ischia come territorio quando il cliente non compra il territorio, il cliente compra il prodotto del territorio. Restando solo all’Italia, un cliente può scegliere un’altra località termale.
Oggi il turista non compra più solo il prodotto che dà benessere, terme, mare o cultura, eccetera. Se voglio farmi una settimana di vacanza cerco informazioni e associo il luogo del benessere ad altre attività in genere. Il problema di Ischia è che noi pensiamo che il mercato la associ alle terme. Un dato che non è vero.
Restando solo al livello europeo, la gente sa che Ischia è in Italia, ma non ha chiaro dove. Non sa che è in Campania, ma soprattutto non sa perché deve venire a Ischia. Mi spiego: il mercato non capisce di cosa siamo destinazione. Noi crediamo di essere una destinazione di turismo termale, ma non è detto che il mercato lo percepisca.
Noi continuiamo a vendere la proposta termale di Ischia in generale nello stesso modo in cui lo abbiamo fatto negli ultimi 25 anni. Continuiamo a vendere lo stesso prodotto, ma il mercato è cambiato. Il turista che veniva qua 25 anni fa a trascorrere i 10 giorni, magari è morto o è cambiato perché anche il suo turismo termale è cambiato. Ha virato verso un modello più di wellbeing, ovvero tutto il sistema che parla al benessere personale.
E poi dobbiamo parlare del valore complessivo, ovvero quello che tu saresti disponibile a pagare per venire a farti una vacanza. A Ischia stiamo valutando gli ultimi 10 anni e c’è il problema del prezzo, si ha la percezione del valore a diminuire.
Quello che è molto importante, che l’esperienza mi insegna, è che in un territorio ampio come il caso di Ischia deve esistere un motore. Ovviamente il motore, in questo caso concreto, mi sembra evidente è quello del comune di Ischia.
E devo dire anche una cosa molto interessante: in questi mesi sono stato contattato da diversi operatori privati e tutti mi hanno manifestato molto interesse a crescere insieme, e questo è molto positivo.
Il primo lavoro da fare è di ristrutturare la proposta della destinazione turistica. Perché Ischia Porto? C’è il principale porto, i turisti sbarcano qui, pertanto qui è molto importante il primo impatto. Partendo dalle infrastrutture fino ad arrivare ad una totale rivisitazione del modo di pensare l’accoglienza».

nella foto Joseph Ejarque

  • MAI COME IN QUESTO EPRIIODO E' APPLICABILE LA FILOSOFIA DI LUCIANO DE CRESCENZO

    Tacere non significa che io non abbia niente da dire, o che quello che vedo mi sta bene. Il mio tacere vuol dire: “Ho capito chi sei e non vali nemmeno la mia attenzione.”
    Il silenzio non è vuoto ma è... pieno di risposte.
    È solo quando riesci a "tacere", evitando discussioni inutili, che mostri la tua intelligenza e la tua saggezza.
    Questa è quel genere di filosofia che non è nata per essere insegnata ma per essere "praticata".
    Luciano De Crescenzo

  • grosso, grasso pieno di oggetti d'oro e una maglia con tanto di scritta

    ho fatto il tifo epr lui, dice benedetto valentino

    Ieri sera ho visto uno che sembrava uscito da un film di Verdone: alto, pancia abbondante, orologio d’oro al polso, immancabile crocefisso sempre d’oro e una maglietta nera con una scritta dorata sul dorso: “alto livello”.
    È uno spettacolo bellissimo.
    Non so voi ma io mi diverto tantissimo e provo anche simpatia.
    Sai che noia se vai in vacanza dove sono tutti vestiti con abiti firmati e parlano sottovoce?

EDUARDO CANESTRINI, UN GRANDE CHE QUARANT'ANNI FA CI DISSE ADDIO

di Geppino Cuomo

Guardandolo, non sapevi mai se era triste o se ti prendeva in giro con quella sua faccia seria. Non era nè triste nè allegro, era lui. Un volto, una maschera, non smetteva mai di recitare o non recitava mai, Lui era personaggio, sempre. Sia che fosse sul palcoscenico e sia che stesse in bottega a fare cornici. Il suo era uno spirito libero, viveva per l'arte e l'arte viveva in lui. Gli piaceva la compagnia e apprezzava chi aveva entusiasmo nella vita. A volte cercava di tirar fuori l'acquavite dalle rape e qualche volta ci riusciva anche, ma non si demoralizzava se la cosa da prestigiatore non gli riusciva. Era un artista, ma la vita da palcoscenico la dovette vivere solo da amatore, da dilettante, perchè non sempre la vita ti permette di vivere facendo quello che ti piacerebbe fare per professione. Le sue commedie se le scriveva da solo, e sul palco le dirigeva e le interpretava, ma non ricordava mai le sue stesse battute, perchè la sua fantasia gli consentiva di recitare a soggetto. Era difficile stargli dietro, ogni sera cambiava e se non eri una buona spalla, ne perdevi il filo conduttore, ma se lo seguivi, dopo, dietro le quinte ti  faceva i complimenti dandoti una pacca sulla spalla. Faceva parte della vecchia generazione di commedianti,quella tanto per intenderci appartenuta a Giannino Messina, ma a differenza degli altri, lui era sceneggiatore, scenografo, attore e regista. Era capace di aggregare intorno a sè giovani ed anziani, in un'epoca in cui dieci anni di differenza fra l'uno e l'altro erano mondi diversi. In lui si conferma il detto antico che dietro ogni grande uomo c'è sempre una grande donna. Si, ad assecondare, a mantenere "il carro sulla scesa", c'era la signora Mena. Un carabiniere in gonnella che lo assecondava senza farlo mai deragliare, sia nella vita che sulla scena, ma soprattutto nei periodi di preparazione delle commedie. Recitare con lui era bello, ma era bellissimo soprattutto il tempo delle prove. La sera alle prove si rideva, si scherzava e si lavorava seriamente. Per anni quel gruppo è stato una famiglia, Erano i periodi pre-natalizi, si allietava la gente nelle feste di Natale, quando il teatro ad Ischia era uno dei pochissimi svaghi che si tenevano alla famosa Cantina Sociale, dopo che il teatro Don Bosco era diventato palestra scolastica.  E' stato un grande nel suo piccolo mondo ischitano. Chi lo ha conosciuto non lo potrà mai dimenticare, chi non lo ha conosciuto, di lui sa solamente quello che ha sentito dire, ovvero che non è mai stato  giovane e non è mai stato vecchio, è sempre stato solamente Eduardo Canestrini.

Nella foto Eduardo Canestrini

ADOLFO CRISPI " FOFO' "ANNIVERSARIO DELLA SUA ULTIMA TRASFERTA

di Enrico Scotti
 
Domenica 6 dicembre è l'anniversario della sua...partenza. Unitamente a molti amici vogliamo ricordarlo così:
Una vita nello sport ovvero Lo sport come vita.
“ Il MISTER dei Miracoli “
Sicilia meridionale Stadio di Giarre Campionato di C2 1986/87, il calciatore dell’ Ischia Franco Impagliazzo è a terra, l’attaccante siciliano Marcello Pitino lo ha colpito duro, una figura minuta accorre : passo deciso, mani occupate da uno spray e da una borsa e l’immancabile secchio con dell’acqua.
Città del Messico, Olimpiadi del 1968, il giocatore della Nazionale Italiana di basket , Dino Meneghin , è riverso sul parquet , lo jugoslavo Danipagic lo ha colpito, come in un lampo accorre la stessa figura minuta, stesso spray tra le mani, stessa borsa , un asciugamano.
Vienna, Stadio Prater, Campionati del Mondo Militari di Calcio del 1957, il calciatore italiano,l’oriundo Da Costa, è riverso sul prato perchè il portoghese Perez lo ha colpito. Solito scatto, solita figura, solita borsa, solito spray.
Sempre lui.
Adolfo Crispi. Mister Crispi. Per gli amici Fofò.
Per me , Maresciallo Capo Crispi ( 13° Reggimento Artiglieria da Campagna ), ero l’unico a cui consentiva di qualificarlo.
Età indefinita. Patriarca da sempre. Giovanile fino all’ultimo.
Quante corse in tanti stadi famosi o sconosciuti. Quanti miracolosi interventi sui parquet di tutto il mondo.
Quarant’anni di corsa !
L’inizio nel lontano 1947 alle Terme di Agnano, massaggiatore per vocazione.
Raccontare la sua vita è come svuotare una delle sue borse, piene, vissute, stracolme di cose utilissime o totalmente inutili.
Pomate , biscotti, la radiolina, i santini, occhiali vari, limette, tronchesine, fazzoletti coloratissimi, vari cappelli, milioni di ricevute del lotto, schedine vecchie di anni, pezzi di roccocò, soldi sparsi e ignorati, tante, ma proprio tante caramelle.
Una vetrina del bazar di Tunisi al suo confronto è spoglia !
La sua vita :
v Nasce il 16 luglio del 1914 , ad Ischia fino ai tre anni, poi inizia un peregrinare tra i parenti di Genova, Agerola, Stradella, ritorna ad Ischia a 14 anni dalla sua amata Mariuccia ( madre adottiva per l’anagrafe ma affettivamente naturale ) poi a Napoli dove studia alle Magistrali.
La guerra lo porta in Albania, Grecia, Francia, fatto prigioniero viene internato prima in Olanda e poi nel campo di concentramento di Meppen in Polonia per 2 anni.
Rimpatriato nel 1945 prosegue la vita militare e nel 1953 inizia come massaggiatore della Rappresentativa Militare di Atletica Leggera sino al 1957.
Nel 1957 diventa il Massaggiatore della Nazionale Italiana di Calcio Militare che si laurea Campione del Mondo negli anni 1957, nel 1958, nel 1959 e nel 1960.
Nel 1960 prima Olimpiade a Roma con la Nazionale di Pugilato con i vari Benvenuti e De Piccoli.
Dal 1964 approda alle Nazionali di Basket dove vi resta sino al 1977 disputando le Olimpiadi di Tokio , Città del Messico, Monaco e Montreal, vari Campionati Europei , Filanda, Italia ( Napoli ), Essen, Belgrado e Lubiana ( storica vittoria sugli Stati Uniti con canestro finale di Bariviera a sei secondi dal termine ), per poi proseguire con vari Campionati del Mondo sino all’ultimo a Calì in Colombia.
La sua casa:
v Sembra di navigare in una galassia ricchissima di immagini, di episodi, di storie sportive.
Migliaia di gagliardetti che ricordano manifestazioni pressoché sconosciute o notissime, trofei, targhe, medaglie, souvenir di tutto il mondo, tanti distintivi commemorativi ma proprio tanti, foto e manifesti.
Il tutto in un disordine voluto e cercato, quasi come una delle sue borse !
L’uomo:
v Tratti gentili e signorili.
Totale dedizione verso il prossimo, una forma quasi masochistica del porsi al
servizio di chi soffre e donare , a volte anche quello che non aveva.
Quante gratuite prestazioni, quanti sportivi accorsi nel suo studio per cure
mai retribuite.
Per tutti la risoluzione dei mali fisici ed in dono le sue caramelle.
Quanti studi avviati e poi lasciati nelle mani di allievi degni o meno degni del
prestigioso maestro.
Il suo orgoglio: Luciano l’allievo più degno .
Fofò nella sua vita ha quasi sempre dato, senza mai ricevere, facendo della
donazione la sua esigenza più profonda e la missione di tutta la sua vita.
Era questo il sentimento profondo che lo sosteneva da sempre costringendolo
( ma sarà poi stata una vera costrizione ? ) ad assistere con lunghe veglie
notturne i suoi pazienti o sveglie all’alba per l’ennesimo flebo.
Per non parlare delle proverbiali liti con i cuochi degli alberghi sedi di ritiri
sportivi delle sue squadre.
Le sue incursioni in cucina per il controllo sulla genuinità degli alimenti e sul
tipo di cottura restano i soli momenti di autentica ferocia caratteriale del
tutto insolita rispetto al suo incedere quotidiano sempre discreto e signorile.
L’Ischia Calcio:
v Dal suo ritorno sull’isola era divenuto il vero punto di riferimento per tutti i calciatori che nel susseguirsi degli anni vi giocarono e per gli allenatori.
Parlare di totale disponibilità è del tutto riduttivo.
Per lui l’ Ischia rappresentava la sua famiglia, il suo perenne cruccio e il suo immenso orgoglio.
Le lacrime di gioia in occasione delle vittorie non erano mai inferiori a quelle versate per le sconfitte.
Ancora oggi, chi ha avuto l’onore di conoscerlo, avverte la sua assenza in particolari frangenti della vita ed un profondo senso di vuoto lo assale.
L’amarezza maggiore resta il constatare che non lo si è ripagato per tutto quanto ricevuto.
Partì per la sua ultima trasferta in una fredda domenica del 1992 ( 6.12.1992 ) e pensare che a lui piaceva sempre il caldo !
Sorge spontanea la domanda : A chi ora starà donando le sue caramelle ?
Ciao Maresciallo Capo Crispi.
Enrico Scotti
 
nella foto Mister Adolfo Crispi per tutti Fofò

 

 

 

 

 

GIOVANNI LAURO SPARASPILLI PERSONAGGIO INTRAMONTABILE

OGGI AVREBBE COMPIUTO 100 ANNI

 
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Di questa ricorrenza se ne parla da una decina d'anni. Era il suo punto di riferimento di una vita trascorsa senza perdersi niente. "Feste 'e Festicciolle" era il suo motto. Non ne lasciava passare mai una. Eppure parlava principalmente dei suoi cento anni. Non è riuscito a teneersi in vita per la ricorrenza, Ma la ricorrenza la faranno lo stesso i suoi amici ricordandolo  nella sala del Bar Ideal ad IschiaPponte con il suo classico brindisi  " Aiz Aiz Aiz, acale acale acale, Accoste Accoste Accoste , 'a saluta noste "   Un momento.....
 Giovanni Sparaspilli, all'anagrafe Giovanni Lauro, ed autodefinitosi 'u cardille, nacque cento anni fa al vicolo D'Aloisio, vicino alla chiesetta dell'Addolorata. "Scapicchione i"n gioventù, visse "spericolatamente" nel senso buono del termine. Andò in California, sempre a contatto di artisti di fama, non dimenticò mai Ischia, terra che gli era nel cuore e nella mente. Deve il suo nomignolo "Sparaspilli" ad un personaggio che impersonò quando recitava nella FISALUGO, la compagnia teatrale facente cao all'azione cattolica. Circondato dall'affetto dei suoi amici, era capace di aggregare intorno asè persone di varie generazioni. La sua corsa terminò cinque anni fa alla fine dell'estate, la stagione che più amava.